Raccontano una Como  diversa dal vero

Raccontano una Como

diversa dal vero

Tra la chioma argentea di George Clooney e le biglie lucide (solo per quanto riguarda l’ambito esterno) degli skinhead il passo non è breve. Eppure sono bastati un minuto e 32 secondi – tanto è durata la lettura del volantina da parte dei naziskin che sono piombati nel corso di una riunione sui migranti dell’associazione Como senza frontiere – per trasformare la nostra città dai dintorni del luogo in cui il divo americano ha trovato la felicità, in brodo di coltura dei peggiori istinti totalitari e xenofobi.

Questa almeno era più o meno la rappresentazione di Como ieri sui giornali, in tv, nelle radio e sui social, con quell’immagine dei ragazzotti a cui neppure è stato necessario un quarto d’ora per acquisire una discussa popolarità.

Forse è il caso di fermarsi, prendere un respiro e ragionare con calma. Vero che quando si guardano le cose da lontano non si possono cogliere sfumature e dettagli. E che, se il grave episodio fosse accaduto altrove, anche noi avremmo montato le lenti dell’indignazione, dell’invito a tenere la guardia alta e dell’appello alla mobilitazione Ma da qui a dipingere Como come l’Illinois di quei nazisti schiantati dal feroce umorismo dei Blues Brothers, ce ne passa.

La faccenda è brutta, pessima: siamo tutti d’accordo. Richiede presa di coscienza, vigilanza, attenzione, riflessione, dibattito, sensibilizzazione e contromisure. La politica se ne deve occupare, magari tenendo a mente che certe speculazioni elettorali sulla pelle dei migranti, da un parte e dall’altra, sarebbe meglio contenerle per non alimentare situazioni come quella di martedì sera nel Chiostrino di Santa Eufemia.

Però l’idea che Como sia questo o soprattutto questo, o in parte rilevante questo, è da rigettare in toto. La nostra è una città che da anni fa parte di quelle Messaggere di pace, è gemellata con due luoghi, Fulda e Tokamachi di nazioni, la Germania e il Giappone, in gran parte responsabili dell’ecatombe della seconda guerra mondiale che sono poi riuscite, come l’Italia, a ricostruire solide fondamenta democratiche. Ed è anche sorella della città palestinese Nablus.

Como è la città in cui si trova il monumento della Resistenza Europea, inaugurato dal partigiano presidente Sandro Pertini, e frutto di quegli equilibri avanzati e neppure dichiarati messi a punto da un ceto politico locale serio, competente e capace di superare le faziosità, di cui si è potuto giovare qualche tempo fa la nostra comunità. Un’epopea, purtroppo, che non si è più ripetuta.

Ieri un quotidiano nazionale ha scritto che le forze politiche di destra non hanno voluto stigmatizzare l’irruzione nel Chiostrino di Santa Eufemia. Eppure il sindaco Mario Landriscina, uno che certo non canta Bandiera Rossa la mattina mentre si fa la barba, ha condannato senza riserve il brutto episodio. E di certo, all’interno della destra locale non sono pochi a pensarla come lui e farebbero bene a uscire allo scoperto.

Forse però la risposta migliore a questa brutta vicenda l’hanno dato proprio le vittime dell’irruzione degli skinhead, i volontari di Como senza frontiere, che, con la loro pacifica indifferenza di fronte alla lettura di quel proclama che neppure aveva la genialità di quello di Tognazzi-on. Tritoni nell’impareggiabile pellicola “Vogliamo i colonnelli”. Acqua fatta scivolare sulle pietre. Perché Como, oltre a essere città d’acqua, è solida nel suo idem sentire democratico e solidale. Lo ha dimostrato la scorsa estate, di fronte a quella che era diventata un’emergenza migranti dovuta alla condizione di città di frontiera, quando istituzioni, associazioni e volontariato risposero in maniera encomiabile. Anche allora i media nazionali mostrarono solo l’altra faccia della luna, quella delle persone accampate nei giardini della stazione San Giovanni. E Como sta fornendo un’ottima prova anche in questi giorni, come ha sottolineato il direttore della Caritas, Roberto Bernasconi, con l’impegno a trovare un riparo per chi è passa e notti al gelo.

Questa città non è quelle teste pelate. Meglio, di gran lunga, essere identificati con Clooney. Che poi è anche un extracomunitario.

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