Tragico epilogo

di povertà morale

Di fronte a casi così eclatanti ci interroghiamo tutti. Sono povertà morali più che materiali e credo che lo stesso epilogo di questa storia sia l’epilogo di una povertà anche morale.

In queste circostanze ci scandalizziamo, ma dimentichiamo la causa. La causa sta nella disgregazione della società, anche nella nostra Como, una società che non ha il coraggio di farsi carico fino in fondo della fatica di tante persone. Non solo immigrati, ma anziani, famiglie, minori. Sono profondamente soli.

Una seconda riflessione riguarda la visione spesso sbagliata della condizione familiare, del rapporto tra genitori e figli. Nella tragedia di via Per San Fermo emerge l’idea del figlio come proprietà e non come dono, il figlio non viene considerato come una persona che ha una sua vita e ha il diritto di viverla fino in fondo.

Mi viene poi da pensare che dobbiamo lavorare molto su noi stessi, per recuperare i rapporti interpersonali, per saper vivere in modo positivo i luoghi di aggregazione. Chiedo: i nostri oratori cosa sono diventati? Le nostre parrocchie? Le nostre associazioni? Tanti luoghi di aggregazione non esistono più, non fanno più quello che dovrebbero.

Non tralascio il tema dell’immigrazione. Questa famiglia era in Italia, a Como, da tanti anni, era venuta qui per cercare di costruire una vita migliore. Bisogna però aiutare le persone a capire che l’integrazione dipende anche da loro.

Non possono avere tutto e subito. Questo padre era seguito dai Servizi sociali, dalla Caritas, dalla parrocchia e da altre realtà. Non gli mancava la casa o il cibo, forse gli mancava qualcosa di diverso, una vicinanza che andasse al di là dell’aiuto materiale.

Non si vive solo di cose materiali e dovremmo esprimere un po’ di più nella nostra città, lungo il cammino, anche questa dimensione della vita. Serve una vicinanza, un impegno per non far sentire sole le persone nell’affrontare le loro fatiche quotidiane.

Io non ho risposte ma pongo dei temi, delle domande che ci interpellano. Ormai da diversi anni la società sta cambiando radicalmente e per fare in modo che si costruisca una società positiva dobbiamo anzitutto mettere da parte i pregiudizi e le paure.

Penso, infine, all’istituto della famiglia, oggi un po’ vituperata, secondo alcuni addirittura non ha più senso. Invece è ancora la base della nostra società e va sostenuta, aiutata.

Purtroppo facciamo queste riflessioni quando ormai è successo l’irreparabile. Ma sono tante le famiglie in città potenzialmente a rischio, e non si tratta soltanto di famiglie straniere.

È’ successa una cosa gravissima a Como. Riflettiamo su dove vuole andare la nostra società e la nostra città. La soluzione non credo sia espellere le persone, ma al contrario accettare la sfida della diversità.

Poi ci sono anche le responsabilità personali.

E per amore di verità non dobbiamo nascondercelo, oggi.

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