Traglio e gli altri

ma conta la squadra

E così, anche il centrosinistra di Como ha il suo candidato. Maurizio Traglio è un tipo sveglio, brillante, generoso, ricco di passione civica. È un imprenditore di successo di segmento molto alto (forse troppo), forte investitore nel mondo delle start up, delle aziende allo stato nascente, uno che non ha alcun bisogno della politica per sistemarsi o per fare affari.

Ed è anche, da tempi non sospetti, un interlocutore prezioso del nostro giornale, oltre che amico personale del suo direttore, il quale, essendo un cavernicolo venuto giù dal Resegone, non è un fariseo, è abituato a non nascondere mai niente e a dire sempre quello che pensa, come sanno bene i suoi colleghi in redazione e svariati personaggi al di fuori.

Proprio per questo motivo, qualche tempo fa si è permesso di sconsigliare vivamente a Traglio di candidarsi sindaco di Como. Innanzitutto perché non ha alcuna esperienza amministrativa, oltre che un profilo personale e politico pericolosissimo in una fase storica come questa. È ricco, moderato, renziano ed europeista. Cioè l’esatto contrario della vulgata pauperista, estremista, cigiellista e sovranista che dilaga in ogni anfratto del nostro paese dei mandarini dopo il terremoto del referendum dicembrino. Un profilo perfetto per perdere. E tanto dovrebbe bastare.

Ma, pensandoci bene, il punto non è neppure questo. Il punto sono i suoi alleati. Traglio si è messo nelle mani del Pd. Tutto vero. Non è uno scherzo. E questo è un azzardo - per quanto lui sia uomo di grandi scommesse e di rally avventurosi - al limite del temerario. Perché quello è un covo di serpi, di burocrati, di disperati, di scappati di casa, una riproposizione in sedicesimo dei Balcani del partito nazionale, una corte fiorentina dove ci si avvelena, ci si sgambetta, ci si accoltella, si briga, si tresca, si trama, che storicamente si scinde e si riscinde e si rescinde per scindersi un’altra volta ancora e che ha già ottenuto svariate lauree e master internazionali sulla tecnica dell’azzoppamento del leader.

Il Pd non corre mai per vincere, ma per far perdere il candidato ufficiale e se per puro caso questi dovesse farcela (ricordate Prodi uno, Prodi due, D’Alema, Letta e Renzi?) inizia subito a scavare indefessamente buche chilometriche sotto la sua poltrona fino a precipitarlo nella palude pontina dell’apparato.

Un mondo di mostri. All’interno del quale ci sta di tutto: il bamboccio renziano che straparla di modernità e nuova Europa senza aver manco fatto le scuole dell’obbligo, il trombone della ditta che ai tempi del Berlinguer sì che le cose andavano bene, il bagaiotto dell’oratorio che con la sinistra non c’entra una mazza ma che, da bravo democristiano, l’importante è stare dove c’è il potere, il sociologo d’accatto che è sempre colpa delle multinazionali, il sindacalista forforoso che lo Stato dov’è, lo Stato cos’è, lo Stato non c’è, e tutte le salmerie al seguito. E se questo è vero, sembra già incredibile che Traglio abbia vinto le primarie con la metà dei consensi. Essendo uomo di mondo, sa che parte del Pd non lo voterà e che farà di tutto per far passare l’immagine del milionario di centrodestra già vicino a Berlusconi, Giannino e Passera che tenta di appropriarsi del partito dei lavoratori e attuare a Como, così come Renzi a Roma, una mutazione antropologica che snaturerà storia, cultura e prospettiva dell’unica realtà pluralista rimasta in Italia e bla bla bla…

Tutto vero. Lui lì dentro è come un casuario in un pollaio. Ma visto che alla fine quel che conta non è neppure il programma di governo, ma la credibilità delle persone destinate ad attuarlo, sarà decisiva per lui, così come per tutti gli altri, la scelta della squadra degli assessori e dei consiglieri. È qui che Traglio si giocherà la partita e potrà sperare di pescare consensi fuori dal suo steccato. La città è piccola. Ci si conosce tutti. La fuffa nazionale e politologica è destinata a contare poco. Sarà la competenza dei futuri assessori e consiglieri a essere decisiva. E questo vale anche per il candidato del centrodestra, Mario Landriscina, altro personaggio di valore, professionista stimato e ottimo gestore di risorse umane, e per l’assessore Magatti, persona competente e perbene. Molto meno per il grillino Aleotti e per il rissoso, irascibile, carissimo Rapinese, perché entrambi sono del tutto nuovi, non hanno mai governato e quindi sono intonsi rispetto ai macelli combinati a Como da centrosinistra e centrodestra. E questo non è un vantaggio da poco.

Bene, bisognerà che il presidente Traglio e il dottor Landriscina stiano ben attenti. Ma attenti per davvero. Perché se, per caso, dalle loro squadre dovessero spuntare certi personaggetti, certi sarchiaponi, certi pupazzi, certi traffichini, certi cialtronazzi che sono dentro mani e piedi nella distruzione sistematica della città degli ultimi lustri, se dovessero sbucare certi sopracciò, certi quaquaraquà, certi pagliacci che hanno messo il timbro, la firma, il nome, il cognome e soprattutto la faccia - Dio, che facce! - sullo scandalo Ticosa e sullo scandalo paratie, allora saranno guai. Li prendiamo uno a uno e li sbattiamo in prima pagina con il loro profilo lombrosiano e la foto delle delibere che hanno votato e che hanno reso ridicola Como in mezzo mondo. E ci sono volute due campagne del nostro giornale, con l’aiuto di decine di migliaia di comaschi, per (quasi) bonificare questa vergogna nazionale. Nulla sarà perdonato ai Lanzichenecchi.

Soprattutto perché questi figuri, invece di sotterrarsi in una buca, coprirsi di ignominia e eclissarsi per almeno vent’anni, sono ancora in giro oggi a farti la lezione e la spiega e la morale e il fervorino ed elargiscono sermoni di politica e buongoverno. Questi devono sparire. Spa-ri-re. Spa-ri-re! Che i candidati sindaco - amici o nemici che siano - se lo ricordino bene, perché altrimenti capiranno presto cosa significa governare la città con questo giornale libero e indipendente all’opposizione.

d.minonzio@laprovincia.it

@Diegominonzio

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