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Racconta Gianfranco Caspani ex assessore comunale, che un referendum per far diventare Albate un Comune autonomo è già stato fatto. Era il 1948.
«La sinistra ha voluto rimanere sotto Como - dice - io, che non facevo parte di quella banda lì perché ero della vecchia Democrazia cristiana, invece ero perfettamente d'accordo. Avevamo la scuola, il macello, l'acquedotto. Che all'epoca erano le cose che servivano per l'autonomia. Ma Pci e socialisti volevano restare annessi a Como, forse per avere dei posti in Comune, e così il referendum finì con un no all'autonomia. All'epoca avrebbe avuto ancora più senso, c'erano tre, quattro stabilimenti. Adesso è un po' tutto da vedere, ma credo che convenga ancora, visto che mancano tutti i servizi e l'autonomia potrebbe crearli». «Io sono pronto a fare il sindaco», esclama l'avvocato Claudio Bocchietti, già presidente della camera civile nonché albatese doc. «La prima cosa che farei è sistemare il campo da calcio Meroni. Ha tutta una storia perché è stato donato dai Taiana. Comunque credo che tutti i residenti, se si facesse un referendum, sarebbero d'accordo».
Uno che, invece, d'accordo non lo è affatto, è Luigino Nessi: «È un sogno che non si può realizzare - dice -. Personalmente non credo che sia possibile farlo tornare Comune in un'epoca storica dove al contrario si tenta di aggregare le grandi città. Il Comune di Como dovrebbe piuttosto concedere più spazio, creare servizi in tutte le periferie, badare alla cementificazione selvaggia e spiegando che oltre le case bisogna creare le strade e un sistema che preservi dal rischio dei ghetti. Per esempio non abbiamo un ambulatorio per le analisi, le scuole andrebbero ampliate. Ci sono zone, come quella al piano, dove non ci sono né bar né negozi. Bisognerebbe potenziare la rete degli assistenti sociali, ma per far tutto sarebbe sufficiente concedere più potere ai consigli di circoscrizione, non diventare Comune autonomo»
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