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CERNOBBIO Che non avesse alcuna voglia di offrire «dichiarazioni giornalisticamente rilevanti», lo si era capito non appena ha messo piede a Villa d'Este. Ma un Tremonti così restio a parlare, al di là del compito di relatore per cui era stato chiamato al forum Ambrosetti della Confcommercio, non si era mai visto. Se il collega di governo Maurizio Sacconi, in mattinata e sempre da Cernobbio, aveva detto di voler «aprire il cantiere della riforma del fisco dopo le elezioni», il ministro dell'Economia s'è detto d'accordo sulla necessità di mettere mano a un nuovo sistema che guardi anche più al federalismo, sia pure dandosi tempi più lunghi. «Dobbiamo fare la riforma fiscale, lo sappiamo: credo che due o tre anni sia il tempo giusto, discutendo con tutti», è stato l'impegno di Tremonti di fronte alla platea della Confcommercio. Del resto, «l'attuale sistema fiscale è stato disegnato negli anni Sessanta e messo in legge negli anni Settanta, poi continuamente rattoppato e non so con quanta efficacia. Il sistema deve essere modificato, è impossibile continuare con un sistema di mezzo secolo fa. E se il sistema attualmente in vigore è stato studiato in otto anni, credo che due-tre anni sia il tempo giusto per mettere a punto la riforma, discutendo con tutti». Quali siano i criteri Tremonti non lo ha detto, accennando solo al fatto che «bisogna allinearlo al sistema economico e sociale del Paese». Il tema è delicato: la riforma fiscale è stata la prima richiesta anche dei commercianti, schiacciati dalle tasse.
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