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Vespe a due ruote
invadono Cantù

CANTU' - Il raduno Vespa Club (Foto by Bartesaghi)

CANTU' C'è la Vespa del dopoguerra, appartenuta al farmacista di Costa Volpino. Con tanto di sidecar per trasportare gli ammalati della Bergamasca. La Vespa del teddy boy: una fedele due ruote per innocue scorribande, capace di portarti in mezza Europa e di beffare – erano gli anni Cinquanta – i doganieri tedeschi. E, fra altre trecento vespe, anche un simpatico cugino: un motocarro Lambretta multiuso, già visto nei decenni scorsi alla corte degli operatori ecologici di Francia.  Nonostante il tempo incerto del primo mattino, il terzo raduno nazionale convocato dal Vespa Club Cantù è stato un successo. Circa trecento i partecipanti, arrivati da Monza come da Rovereto – sì, fin dal Trentino – per darsi puntello in piazza Garibaldi e partire alla volta di Pian del Tivano, nel Triangolo Lariano. Settantacinque chilometri in sella per raggiungere anche Como, per un pranzo alla caserma De Cristoforis. Ricavato delle iscrizioni, a favore dell'Aism. Comprensibile la soddisfazione di Renato Galli, il presidente del club cittadino devoto alla Piaggio. «Tanta gente nonostante il tempo – altrimenti, potevamo essere in quattrocento. Ma va bene così». Nei dintorni della fontana di piazza Garibaldi, festa di colori. Vespe tirate a lucido, e di tutti i tipi. Centauri? Di ogni età. Sia uomini che donne. Le Vespe più affascinanti, ovviamente, sono quelle retrò. Recuperate tramite il passaparola o su Internet. Dissepolte dai garage. Sono le motorette con una storia da raccontare.

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