Mercoledì 18 agosto 2010

Il penultimo letto del duce
è ancora come il 27 aprile

GERMASINO Pasta in bianco e capretto della Valle Albano arrosto. Queste sono le pietanze servite a Benito Mussolini a Germasino, l'ultima volta che il duce, seppur da prigioniero, con una certa tranquillità e non ancora consapevole di dover presto morire, dopo essere stato accolto con rispetto dai militari, mise le gambe sotto un tavolo nell'avamposto della guardia di finanza comandato dal vice-brigadiere Antonio Spadea.
Nel volgere di due giorni, tra il 27 e il 28 aprile 1945, si susseguirono diversi eventi con altrettanti spostamenti tra Musso e Dongo dove avvenne la cattura, poi il trasferimento a Germasino e l'ultima tappa a Mezzegra. Sugli ultimi due giorni di vita di Benito Mussolini, ai già numerosi ricercatori, si è aggiunto Pierangelo Pavesi, milanese, appassionato di studi storici, autore del libro «La colonna Morsero» che tratta le vicende delle formazioni militari della Repubblica sociale italiana nei giorni dell'epilogo.
Pavesi, nel suo nuovo libro «Sparami al petto» che sarà pubblicato nei prossimi mesi ha cercato per quanto ancora possibile, di approfondire i particolari sulle ultime ore del duce sul Lago di Como e tra le varie testimonianze, ha trovato quella di Teresa Mazzucchi, vispa e lucidissima pensionata di 94 anni, moglie del titolare dell'osteria di Germasino Giovanni Chiaroni che il 27 aprile 1945 aiutò il marito a preparare la cena per Mussolini commissionata dai finanzieri della casermetta del paese, pasta in bianco condita con una fetta di burro, capretto arrosto con della verdura, un po' di formaggio, una mela. Da bere spuma e acqua.
Molti particolari verranno rivelati nel libro, ma intanto Pavesi fa alcune anticipazioni.
«L'incontro con la signora Teresa - riferisce lo scrittore - ha dato luogo al ritrovamento del letto dove il duce riposò nella penultima notte di vita. L'ultimo è quello di casa De Maria a Bonzanigo. Due anni fa ero riuscito a incontrare Giovanni Battista Geninazza (1919-2009), l'autista che assistette alla fucilazione di Mussolini davanti al cancello di villa Belmonte a Giulino. Quel giorno, presenti la moglie Albertina e la figlia Marica, Geninazza mi raccontò le drammatiche ore da lui vissute in quei giorni. Spiegò che il 27 aprile venne precettato dal Comitato di liberazione nazionale (Cln), con l'incarico di autista per condurre il sindaco di Tremezzina, Ferrero Valsecchi, a Dongo. Qui gli vennero dati nuovi ordini compreso quello di accompagnare i comandanti partigiani Pedro conte Pier Bellini delle Stelle), Lino (Giuseppe Frangi), Sandrino (Guglielmo Cantoni) per prelevare Mussolini a Germasino dove era stato portato le sera del 27 aprile nella caserma della Guardia di finanza. Poiché nelle ricostruzioni dei drammatici avvenimenti non era mai stato rivelato che Geninazza oltre a avere accompagnato il colonnello Valerio (Walter Audisio) a Mezzegra avesse portato anche Pedro a Germasino, mi recai nel paese altolariano e incontrai gli ex proprietari della casermetta, Renato Chiaroni e la madre Teresa Mazzucchi che nel 1945 conducevano l'unica osteria. In quell'occasione mi rivelarono di essere in possesso della branda dove riposò Mussolini, donata loro dal maresciallo Nanci, comandante della caserma, nel momento della dismissione avvenuta nel 1963. ».
«Teresa Mazzucchi che all'epoca aveva 30 anni – aggiunge Pierangelo Pavesi – ricorda perfettamente che quella sera con Mussolini c'erano i gerarchi fascisti Nicola Bombacci, Idreno Utimpergher, Francesco Maria Barracu, Alessandro Pavolini, Vito Casalinuovo poi riportati a Dongo dove furono passati per le armi. C'era anche il federale di Como, Paolo Porta».
Teresa Mazzucchi si è dichiarata disponibile a cedere il letto della penultima notte di Mussolini, qualora ricevesse richieste da musei, enti o collezionisti.

f.angelini

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