Giovedì 14 aprile 2011

«Così faremo volare davvero
la nave di Star Trek da Como»

COMO «L'Enterprise, l'astronave di Star trek, funzionava con l'antimateria. Fino a pochi anni fa era fantascienza, ma oggi ci sono dei progetti per costruire navicelle di questo tipo. Basta un grammo di antimateria per andare e tornare dalla Terra a Marte».
Non è uno scherzo, bensì una delle possibili applicazioni delle ricerche che un'équipe di quattro scienziati conduce nella sede comasca del Politecnico, in via Anzani. Qui, nel seminterrato che un tempo ospitava le rotative de La Provincia, c'è il Laboratorio Positroni, che fa parte del centro di ricerca sulle nanotecnologie L-Ness. I "quattro dell'antimateria" sono Rafael Ferragut, ricercatore di ruolo e responsabile del gruppo, Fabio Moia, ricercatore a tempo determinato, Stefano Aghion e Gaia Tosi (studenti di master). Con loro collabora Alfredo Dupasquier, professore ordinario, e fondatore di questo boratorio, ormai in pensione. Il quadro è quello tipico dei gruppi di ricerca delle università italiane, carattrizzati dal precariato e dai bassi stipendi, con una significativa variazione sul tema: quella di Ferragut, protagonista di una "fuga di cervelli" al contrario, dall'Argentina all'Italia. Da Fermi in poi il nostro paese ha una tradizione nel campo della Fisica nucleare: così 10 anni fa Ferragut è approdato prima a Trieste e poi al Politecnico, sede di Como, dove ha vinto il concorso da ricercatore e aspetta che il ministero sblocchi quelli per professore associato e ordinario. Tiene duro. Ha passione per la sua materia e anche per la città adottiva. «Il fatto di avere sul territorio comasco un centro d'eccellenza di tale genere arricchisce il territorio stesso - afferma -. È una fucina da dove escono brevetti, che contribuisce alla formazione delle risorse umane e anche, in modo significativo all'evoluzione dell'industria tecnologica nazionale ed internazionale». Su piani diversi, anche lui fa pubblicità a Como come Clooney: online si trovano alcune interviste a giornali argentini, nelle quali parla dell'antimateria e pure di Brunate, dove vive con moglie e due figli in una casa raggiungibile solo a piedi, non lontana dalla funicolare.
«Attenzione materiale radioattivo», avverte la scritta sulla porta del Laboratorio Positroni. «Ma è schermato - spiega Ferragut - e si possono passare qui dentro anche 8-10 ore al giorno senza rischi per la salute». Da una sorgente radioattiva, il Sodio 22, nasce il fascio di antimateria che il ricercatore argentino e i suoi collaboratori utilizzano da due anni per studiare le proprietà dei materiali avanzati. Attraverso la "spettroscopia positronica" sono in grado di individuare difetti della dimensione di un atomo. Una capacità che li ha portati a collaborare con progetti importanti, come lo sviluppo di films sottili per celle solari di terza e quarta generazione e di una nuova lega metallica a base di alluminio, rame, magnesio e argento che troverà applicazione sui nuovi Concorde.
Ma il progetto più ambizioso è quello sullo studio delle proprietà fisiche dell'antimateria (AEgIS), che vede coinvolti 60 scienziati di diversi laboratori europei, e non solo, con capofila il Cern di Ginevra. Una ricerca che ci riporta all'origine dell'universo, quando dal big bang scaturirono materia ed antimateria in parti eguali. «Ma quando incontra la materia, l'antimateria si annichila. Oggi è presente in percentuali residuali. Noi ne studiamo le proprietà fisiche e gravitazionali». Le applicazioni sono interessantissime: in campo medico la Pet (positron emition tomography) che permette di studiare l'attività celebrale e segnalare l'eventuale presenza di tumori, in campo energetico la realizzazione di centrali elettriche super efficienti.
Pietro Berra

a.savini

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