Domenica 22 gennaio 2012

Rovinato dal fumo delle candele
Parte il restauro del San Sebastiano

COMO Sono iniziate le opere di restauro del "San Sebastiano" conservato nella sagrestia del Duomo di Como, attribuito in un primo tempo a Caravaggio, più sicuramente copia di poco successiva, ma preziosa perché l'originale del Merisi è perduto.
Se ne sta occupando l'Accademia di belle arti Aldo Galli con un finanziamento garantito dalla Classe 1942 della Stecca «grazie all'interessamento personale di Fausto Arneri Borghese e di Guglielmo Invernizzi, che sono anche rispettivamente presidente e consigliere della commissione cultura dell'associazione», commenta l'ingegner Clemente Tajana, direttore dell'accademia mentre conduce tra i corridoi, accompagnato dall'amministratore dell'istituto Salvatore Amura, per mostrare da vicino questo capolavoro.
Un'opera che fa storia a sé visto che appartiene alla collezione di Marco Gallio, nipote del cardinale Tolomeo, quasi contemporanea al dipinto di cui è una delle tre copie conosciute: le altre due si trovano a Roma e a Parigi, rispettivamente, un quadro, questo, di dieci, al massimo venti anni successivo secondo gli esperti, primo fra tutti lo storico dell'arte Roberto Longhi che portò alla luce questo prezioso documento più di cinquant'anni fa. Quindi si tratta di un olio su tela del Seicento, di grande formato (200 centimetri per 140) con una cornice lignea a sua volta da restaurare, preda dei cosiddetti lepidotteri xilofagi.
Avvicinandosi al quadro, che è stato appoggiato sul lato destro per poter intervenire con maggior facilità, si notano danni notevoli: ci sono fratture piccole e grandi nella pittura, alcune rivelano la trama della tela consumata dal tempo. «In questo caso si tratta di effettuare un restauro non solo conservativo, ma anche estetico», spiega Federica Colombani mentre indica piccoli quadrati di carta giapponese applicata con colla animale.

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a.savini

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