Piazza Cavour con poca luce
«Non mi meraviglio più»

Piccolo viaggio nella piazza poco illuminata. Il Tasell: pensavamo fossero venuti a riparare i lampioni

COMO «Li abbiamo visti arrivare, con le scale, smontavano le lampade. Pensavamo che fosse per ripararle, invece...». Invece ne mancano cinque, e non verranno ricollocati finché qualcuno non li paga. Il testimone è Gianni Grammatica, per tutti Tasell. Da più di un secolo la sua famiglia trasporta turisti sulle acque del lago per fargli visitare le belle coste del Lario. Da più di un lustro il suo mestiere è diventato sempre più difficile: la sua postazione in piazza Cavour stava per essere "mangiata" dal cantiere delle paratie: la palizzata, che ha inglobato l'ex biglietteria della navigazione, si è fermata, letteralmente, a pochi millimetri da lui. «Ormai non mi meraviglio più di nulla», dice con un sorriso amaro alzando gli occhi verso la sommità dei lampioni.

Se ne contano diciannove su ventiquattro: dei cinque mancanti è rimasto lo "scheletro", il supporto spuntato. Non funzionavano e sono stati rimossi dall'Enel che ha, contemporaneamente, constatato le pessime condizioni di tutto l'impianto della piazza: i pali sono usurati e, evidentemente, anche l'allacciamento abbisogna di una revisione se è vero che, per ripristinare l'illuminazione dopo che la più grande piazza della città di Volta era rimasto al buio, sono state necessarie operazioni assai più complesse del previsto.

Intanto i turisti sono già in città: ieri mattina proprio in piazza Cavour si poteva assistere a una vera e propria processione di trolley. I visitatori, naturalmente, non si accorgono subito dei problemi anche se basterebbe l'aspetto desolato a metterli in guardia. Appena cala la luce del sole ecco un'illuminazione pallida, insufficiente, e se il centro della piazza si salva, i due corridoi laterali, appena chiudono gli esercizi pubblici, sono davvero bui.

«Quando chiudo mi accorgo che non si vede niente fino alla farmacia», dice Micol Muriet della tabaccheria, un altro dei punti di riferimento di quello che, fino a qualche anno fa, veniva definito il "salotto di Como" e che, ora, si potrebbe definire con maggior precisione ripostiglio, per non dire scantinato.

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