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Il Ris di Parma ha finito i soldi. Le sforbiciate del governo, che da mesi persegue una politica di "contenimento" delle spese senza precedenti, travolgono anche il popolare reparto specializzato in investigazioni scientifiche, obbligato a selezionare il materiale di indagine. Ne sanno qualcosa i carabinieri di Como che nei giorni scorsi hanno ricevuto una lettera con cui il Ris spiega di non poter più procedere, in materia di furti, a tutti gli accertamenti richiesti e di essere costretto a limitarsi ai casi in cui la refurtiva, cioè il danno per la cosiddetta persona offesa, sia superiore alla quota dei 10mila euro. Dal 1965, anno della sua istituzione, è la prima volta che il reparto introduce paletti sulla procedibilità dei fascicoli che gli vengono sottoposti. Ed è una novità che rischia di vanificare, nella sola provincia di Como, centinaia di indagini. Ireparti investigativi dell’Arma distribuiti sul territorio, e con essi la questura, sono attrezzati per poter effettuare accertamenti dattiloscopici, cioè sulle impronte digitali ma non possono, se non in casi eccezionali, effettuare autonomamente alcun tipo di analisi su reperti biologici, come saliva o capelli, che in qualche caso rappresentano le uniche tracce lasciate sul luogo di un furto dal malvivente. Le alternative, per la Procura della Repubblica, sono poche, più costose e senz’altro meno efficaci. Un incarico per una comparazione genetica può essere senz’altro affidato a un consulente, che tuttavia - e a differenza del Ris - deve essere pagato, senza peraltro disporre delle banche dati ministeriali, più aggiornate e più utili in materia di comparazione.
In provincia di Como, secondo gli ultimi dati resi noti dalla prefettura e concernenti l’anno solare 2008, nel solo primo semestre furono commessi e denunciati 1228 furti all’interno di abitazione e 382 dentro a esercizi commerciali. La percentuale di malviventi assicurati alla giustizia fu, come dire, bassina. Le forze dell’ordine individuarono i responsabili di soli 25 furti in casa. Non esiste una statistica basata sulle dimensioni del bottino, ma è evidente che limitare l’intervento ai casi in cui la refurtiva superi i 10mila euro di valore, significa garantire impunità pressoché assoluta.
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