Addio a padre Colombo
missionario da 50 anni

Scomparso a 82 anni il religioso che dal nulla, ha creato un intero paese nel deserto di povertà dell’India. Con ospedali, scuole, laboratori e chiese e persino un’università. Era nato a Cantù

 CANTU’Dal nulla, ha creato un intero paese nel deserto di povertà dell’India. Con ospedali, scuole, laboratori e chiese. Persino un’università. E’ morto la scorsa notte padre Augusto Colombo, 82 anni, missionario del Pime nato a Cantù. Adesso a Colombo Nagar – un villaggio sulla strada per Hyderabad battezzato con il suo cognome – dovranno fare a meno del suo fondamentale aiuto. Dal 1952, l’anno in cui è arrivato in India, padre Augusto è stato un faro di solidarietà. Decine di migliaia di persone hanno beneficiato delle strutture che ha voluto realizzare. Una catena virtuosa di carità, che da anni coinvolge anche medici e semplici cittadini della provincia di Como e non solo.
Padre Augusto è spirato lontano dal villaggio a cui ha regalato tutta una vita, a quaranta chilometri da Warangal – in Andra Pradesh, nell’India centro-orientale – dove probabilmente adesso sarà sepolto. La morte è arrivata in una stanza del Kerala, una provincia nel sud dell’India, durante il suo interminabile peregrinare. Si trovava in quella zona per incontrare un imprenditore italiano. Per capire come ottenere ancora fondi per il suo concreto, interminabile sogno: aiutare i poveri, i lebbrosi e i paria. Oltre che di seguire qualcosa come circa seimila adozioni a distanza.
E’ il Pime – attraverso uno scritto di padre Piero Gheddo – a ricordare la sua opera. Grazie a padre Augusto, è stato costruito ad esempio il college di ingegneria: 1.300 studenti, 130 ingegneri laureati ogni anno in cinque specialità diverse. Grazie all’aiuto degli amici di Cantù e di altri benefattori, padre Colombo ha acquistato in Warangal un modernissimo ospedale: 600 letti di partenza. Poi l’università di Medicina. Ha fondato tre parrocchie. Decine di istituzioni per i più poveri. Cooperative di produzione e di consumo. Un lebbrosario. E ancora ospedali e dispensari medici, una fattoria-scuola, il centro di cura per l’Aids, casette per i più poveri. Si è dedicato anche ai ciechi: in India, ogni anno, circa quattro milioni di persone perdono la vista a causa della cataratta. Con l’aiuto di oculisti italiani, anche comaschi, Colombo ha creato e attrezzato un centro specialistico per i ciechi a Fatimanagar. Inoltre, con l’aiuto di alcune merlettaie, ha insegnato l’arte del ricamo e del merletto alle ragazze indiane. L’ha chiamata «Civiltà Canturina», un’impresa dove oggi lavorano mille donne.
Don Augusto è stato anche parroco di Karunapuram. Con mano naif, ha disegnato e composto i catechismi per le varie classi di bambini, i testi di spiegazione in telegu – lingua locale che conosceva come l’italiano – scritta a mano, in caratteri grossi. E c’è la sua volontà anche dietro la realizzazione della chiesa di Karunapuram, dove probabilmente riposerà per sempre.

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