Domenica 04 ottobre 2009

Spalloni di valuta intercettati
Così i soldi sparivano in Ticino

È un lunedì pomeriggio uggioso. Il Blackberry appoggiato sulla scrivania inizia a suonare. L’orologio segna le 16.05 del 23 maggio 2005. Nicola Bravetti, ex funzionario nonché socio di Banca Arner di Lugano, risponde con uno scontato: «Pronto». Dall’altra parte c’è tal Roberto Cavallotti di Milano: «Dottor Bravetti?». Bravetti: «Si, pronto».
Cavallotti: «Cavallotti, buona sera. Come sta, dottore?» Bravetti: «Ah, dottore. Come sta? Abbastanza bene, la ringrazio, abbastanza bene». Cavallotti: «Bene. Il limite di velocità adesso cos’è da voi?». Bravetti: «Dovrebbe essere 120». Cavallotti: «Santo Dio, non arrivo ad andare così veloce io, potrei fare un 60». Bravetti: «Ah, ok. Purtroppo siamo a livello di macchine agricole qua però come limiti di velocità». Cavallotti: «Purtroppo sì». Bravetti: «Diciamo che per la macchina agricola io mi sono già organizzato». Cavallotti: «Dai, va bene. Siccome in garage c’ho una porsche, arrivo anch’io a 120...»... Passano cinque minuti e il cellulare ricomincia a vibrare: «Scusi dottor Bravetti, ancora Cavallotti... andando su lunedì mi pare che si possa alzare il limite, mi pare di aver capito. Vero?». Bravetti: «Si... potrebbe essere 180 o 200». Cavallotti: «Mi sa che è un po’ difficilmente proponibile... 150 mi pare una velocità giusta, anche di crociera». Bravetti: «Perfetto, di crociera va benissimo». Così bene che la procura, per quella telefonata e sulla base delle dichiarazioni dei redditi di Cavallotti, ipotizza a carico dell’ex funzionario di Banca Arner una delle tante accuse di riciclaggio di denaro a lui addebitate, per una cifra di 150mila euro.
Ecco come banchieri e clienti pensavano di poter trarre in inganno eventuali finanzieri in ascolto. Peccato che per gli uomini del nucleo di polizia tributaria di Como e per il pm Mariano Fadda, titolare del maxi fascicolo sul riciclaggio di decine di milioni di euro (con ben 59 persone indagate con l’accusa di aver fatto sparire guadagni in nero verso i forzieri elvetici), alla storia dei limiti di velocità non ci abbiano creduto.

Dopo anni di indagini, pedinamenti, intercettazioni, appostamenti le fiamme gialle pensano di essere riuscite a ricostruire l’organizzazione di spalloni di valuta che, banchieri svizzeri in testa, consentiva a decine di italiani di nascondere i propri risparmi al fisco negli anni a cavallo tra il 2004 e il 2005. Un’organizzazione che faceva riferimento, secondo l’accusa, a pezzi da novanta del mondo finanziario ticinese, in particolare il già citato Nicola Bravetti, Giancarlo Blini della Banca Euromobiliare di Lugano e Paolo Ceppi della fiduciaria Prismafin di Chiasso. A loro si sarebbero rivolti, per organizzare materialmente i trasporti di valuta, Claudio Schiavone di Gironico (professione musicista, per la tributaria in realtà orchestrava il reclutamento dei corrieri), Attilio Papis, detto Sugo, di Bizzarone che, assieme al figlio Daniele, detto Pinin, e al nipote Davide avrebbe fatto da trait d’union tra banche e fiduciarie (in particolare la Euromobiliare e la Prismafin, ma anche la Riflex di Chiasso, la Banca Cial di Lugano e la Finter Zurich Bank sempre di Lugano), i corrieri e i clienti. I corrieri più fidati, poi, erano - sempre stando all’ipotesi accusatoria - Giampaolo Arietti di Gironico, Claudio Pilia di Olgiate e Teresio Donadini di Uggiate.

C’era un rischio assolutamente da evitare: consegnare il denaro alla persona sbagliata. Per questo motivo clienti e corrieri, al momento del passaggio della busta con i contanti, dovevano utilizzare una parola d’ordine di riconoscimento. Lo rivela, ad esempio, la chiacchierata del 16 novembre 2004 tra Claudio Schiavone e Alberto Pellegrini, uno dei - presunti - corrieri: «Allora, schiaccia SG e chiedi di Sofia». Pellegrini: «Ah, Sofia». Schiavone: «Tu gli devi dire: "Chi vince lo scudetto?". E lei ti dice: "La Juventus"». Il calcio era un tormentone, nel codice usato per far in modo che spalloni e clienti si riconoscessero. Davide Papis, nell’ottobre 2004, veniva ad esempio sentito dire a un possibile corriere: «La parola d’ordine è: "Abbasso Milan"».

e.frigerio

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