Cantù e la patron  atterrata da Marte

Cantù e la patron

atterrata da Marte

Mentre parlava alla folta platea di giornalisti, durante la conferenza stampa di annuncio del cambio di allenatore alla Pallacanestro Cantù, ci è venuto un sospetto. A noi e a tutti i presenti. Che quella donna che stava parlando, Irina Gerasimenko, presidente della Pallacanestro Cantù, moglie del padrone Dmitry Gerasimenko, all’estero da mesi in esilio forzato, fosse sbarcata da Marte. Dai temi tecnici, era passata brutalmente a quelli societari e ambientali. Affrontando con durezza gli argomenti della contestazione, del futuro, del senso della presenza della famiglia Gerasimenko a Cantù. È stato in quel momento che ci è venuto il dubbio. Cioè, che sul piazzale del parcheggio del palazzetto Toto Caimi di Vighizzolo, dove la squadra si allena dopo la fine del Pianella, non ci fosse la sua auto, ma la sua... astronave. Che i due figuri che la accompagnavano, non fossero le guardie del corpo, ma il pilota e, che so, lo steward di bordo. E gli occhiali scuri di Irina si fossero trasformati di colpo in quelli di Kevin Spacey in K-PAX, l’etratrerrestre venuto da chissà dove, con poteri para(poco)normali.

Perché?, vi chiederete voi. Perché? Perché quando ha cominciato a chiedere perché i tifosi di Cantù fossero arrabbiati; quando ha cominciato sospettare pubblicamente che lo sciopero degli ultrà fosse, come l’ha chiamato lei, un “movimento” senza una ragione; quando ha fatto un appello alla canturinità... beh ci siamo chiesti da dove venisse. Se avesse bene chiara la situazione.

Nessuno ha evidentemente spiegato alla signora Gerasimenko che da queste parti funziona così: se nell’arco di un’estate tocchi (nel senso che licenzi) una bandiera considerata un’icona dai tifosi, modifichi la campagna abbonamenti andando contro le esigenze o le abitudini degli appassionati e fedelissimi, mandi segnali di incertezza economica, conduci una campagna acquisti bizzarra e perdi ruoli-punti di riferimento per la gente locale, ti ritrovi contestato. Semplice. Non succede solo a Cantù. Succede da tutte le parti dove ci sia una tradizione sportiva forte e un legame saldo tra un marchio, uno stemma, una società e la sua tifoseria. Sarebbe successo ovunque. Non c’è nulla di sorprendente. Di strano. Di complottista. Chiedere l’aiuto della canturinità, seppure per voce del nuovo esperto collaboratore, il Gm Cappellari, a gran voce come se tutto fosse normale, dopo aver dato picconate a volte anche gratuite a quella canturinità che nessuno vede più da nessuna parte, beh è un po’ troppo. Non ci permettiamo di giudicare oggi il valore delle scelte tecniche fatte. Ci permettiamo però di dire che non è possibile non aver capito che con le strategie recenti, l’affetto e la collaborazione della gente sarebbe svanito. Possibile che a casa Gerasimenko non abbiano calcolato tutto ciò?

Anche le parole che hanno accompagnato l’insediamento di Sodini (e il contemporaneo e assolutamente inedito avvicendamento con l’ex capo allenatore) sono state curiose. Dire che sono stati contattati tanti altri allenatori (“stranieri”: curiosa specificazione) è come dare a Sodini (pur tra i complimenti per il coraggio di aver accettato) del “ripiego” bello e buono. Non il massimo. Anche se il neocoach ha la convinzione e il sogno negli occhi e la capacità per andare vanti senza curarsi di questi particolari. Insomma, come la fanno la sbagliano. La verità è che Irina non può andare avanti, come i personaggi Rockfeller o Provolino, a parlare con la mano del marito che muove la bocca dall’interno. Già questo è un corto circuito che non aiuta alla chiarezza dei programmi. E questo lo ha capito perfettamente anche lei. La lontananza del patron comincia a diventare pesante. La gente non ci crede più. Quanto alla mossa di aprire a una cessione, ci pare una cosa buttata lì tanto per dire. Di acqua sotto i ponti ne dovrà passare ancora tanta. E speriamo non sia un’ondata di piena...

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