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Ligabue: a 20 anni dal debutto
festeggia "Arrivederci, mostro!"

Liciano Ligabue: a vent'anni dal debutto, esce "Arrivederci, mostro!" (Foto by Archive)

COMO - Ha voluto che fosse pubblicato l'11 maggio, esattamente vent'anni dopo il debutto che lo vide, già trentenne, imporsi sulla scena nazionale, dapprima una scintilla, poi un fuocherello e, in pochi anni, un incendio indomabile, che ha bruciato tutte le tappe di una carriera che ha conosciuto un punto d'arresto, segnato dalle antologie che hanno permesso all'artista di guardarsi indietro. A cinquant'anni, per questo il 2010 è doppiamente importante, anche per Luciano Ligabue è arrivato il momento di tirare le somme, fare un piccolo bilancio e cantare nuove canzoni, quelle dell'attesissimo “Arrivederci, mostro!”, un album segnato da una veste grafica divertente (se vi piacciono i pescioni: anzi, al primo d'aprile ne circolò una provvisoria per scherzo), da canzoni composte già con i cori del pubblico nelle orecchie e gli accendini negli occhi, dalla decisione estrema di affidare totalmente la consolle alla mano pesante di Corrado Rustici. Musicista, prima che produttore, da sempre è più a suo agio quando si tratta di lavorare con sconosciuti, quando ha davvero carta bianca. Gliela concessero Zucchero e Elisa prima che li trasformasse nelle star che conosciamo oggi. Con personaggi già affermati e dal carattere artistico ben definito, Francesco De Gregori, per fare solo un esempio, si limita a caricare le ballate di suoni rock pesanti. Una tattica adottata anche in questo caso, fin dalle prime note di  “Quando canterai la tua canzone”, davvero “rustica” mentre “La linea sottile” è una ballad elettrica: due pezzi preludono al tono generale di questo lavoro che è il frutto di una maturità più umana che artistica. C'è un po' di riflusso come, si avverte dalle parole perse “Nel tempo”, ripensando alla storia recente, evocando anche i fantasmi di Moro e Berlinguer. “C'ero” dice Luciano ma c'era anche lei, come ribadisce in “Ci sei sempre stata”, una classica canzone d'amore. Dopo tanti anni lo stile lascia il passo alla maniera? Nel dubbio Rustici si scatena alle prese con “La verità è una scelta”, sovraccarica di effetti e di elettricità: note dure per parole che pesano come pietre. Meglio il disincanto divertito ( divertente) della lettera all'amico Guccini “Caro il mio Francesco”, con echi dell'“Avvelenata” e di altri versi del Maestrone (il classico faccione della copertina di “Via Paolo Fabbri 43”, lo stesso delle sempre identiche locandine dei concerti fa capolino qua e là nel cd). A proposito di maniera, “Atto di fede” è un altro classico pezzo “alla Ligabue” mentre per il singolo “Un colpo all'anima” Luciano ha scritto una melodia che piacerebbe a Michael Stipe dei Rem, Rustici ci ha messo dei suoni che si potrebbero tranquillamente incontrare nella produzione recente degli U2 e il primo posto in classifica è assicurato. Un momento interlocutorio con “Il peso della valigia” che prende spunto da una vecchia poesia (“Cosa non mettere in valigia”) e con la spigliata “Taca banda”, un'improvvisazione in blues nata in un momento di relax con la band, ovvero Fede Poggipollini e Niccolò Bossini alle chitarre, Luciano Luisi alle tastiere, Kaveh Rastegar al basso e Michael Urbano alla batteria cui si aggiunge, per l'occasione, Ligabue jr., Lenny, 11 anni, alla batteria. Il Solis Quartet impreziosisce “Quando mi vieni a prendere”, epica, drammatica, indubbiamente il momento più intenso, ispirata alla tragedia scolastica di Dendermonde, Belgio (un ragazzo entrato in un asilo uccise una donna e due bambini, ferendone tanti altri). Sarà vero, come promette il finale, che “Il meglio deve ancora venire”? Sicuramente nel futuro prossimo ci sono nuovi bagni di folla e vendite stellari.
Alessio Brunialti

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