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Rock: Pelù riabbraccia Renzulli
I Litfiba unica Grande nazione

COMO Pelù e Renzulli: tornano i Litfiba (Foto by COMO)

COMO Quando si iniziò a vociferare di una reunion dei Litfiba, la speranza era che a tornare in pista fosse la band originaria, gli unici veri Litfiba, almeno secondo i fan della prima ora, quelli che considerano "Desaparecido" e, soprattutto, "17 re" autentiche pietre miliari del rock italiano, con qualche riserva per le concessioni di "3" e poca considerazione di tutto quello che è venuto dopo. Figuriamoci quando, poi, Pelù è uscito dal gruppo che, a quel punto, non aveva più contatti con le sue origini rappresentate dal solo Ghigo Renzulli che ha portato avanti la remunerativa sigla che, alla fine, on era più nemmeno così tanto remunerativa. Ma "chi visse sperando, morì non si può dire" cantava proprio Piero: non si è trattata di un vero ritorno ma solo della pace fatta tra il cantante e il chitarrista che, come è messo in evidenza nelle note di "Grande nazione", l'album del ritorno, sono i Litfiba con dei turnisti. Un'occasione mancata, ma nel rock l'ultima parola non è mai detta. Bisogna accontentarsi di questa raccolta di canzoni che guarda, palesemente, al periodo commercialmente più fortunato, quando la band passò da fenomeno di culto a gruppo di successo: l'epoca, per intendersi, di "El diablo" e "Terremoto". "Fiesta tosta" non potrebbe che essere di Pelù, a cominciare dal titolo. È un rock fatto per trascinare, con un po' di elettronica tanto per gradire, la voce di Piero è solo leggermente segnata dall'età. Il cantante non ha perso il gusto per la costruzione di testi fuori dagli schemi: "Lo squalo sono me" canta nel brano successivo - il singolo di lancio - che lascia poi il campo a "Elettrica" che, invece, guarda sì agli esordi. "Tra te e me" parla d'amore, "Tutti buoni" sferza i politici, "Luna dark" è d'atmosfera cupa, "Anarcoide" non sfigurerebbe in un disco dei Green Day anche se Piero in versione "eterno ragazzo ribelle" fa quasi tenerezza. "Grande nazione" è introdotta da un coro polifonico femminile (in realtà è pura tastiera) e sembra davvero arrivare da "quegli album là". "Brado" mescola elettronica e marranzano, la conclusiva "La mia valigia" è una ballad sostenuta dalle chitarre di Ghigo, che si ritagliano tutti gli spazi del caso. È un album fatto per accontentare i fan della seconda ora, dimenticando il pop di "Infinito" e, naturalmente, non considerando minimamente quello che è successo nell'era post Pelù che è perfino stata epurato dalla biografia ufficiale, come se si trattasse di mere operazioni solistiche di Renzulli. Qui, invece, si tratta di un duo rock chitarra e voce, aumentato da una sezione ritmica composta da Federico Sagona alle tastiere, l'ultimo arrivato, dal bassista Daniele Bagni (che è quasi un Litfiba ufficiale, visto che ne ha fatto parte per tutta la seconda metà degli anni Novanta) e dal batterista Pino Fidanza, salito sul carrozzone nel periodo veramente buio, quando anche il nuovo cantante Gianluigi Cavallo se n'era andato cedendo il posto a Filippo Margheri, un avvicendamento di cui nessuno si è accorto e che ha portato a questa ritrovata unità tra Ghigo e Piero, tornati assieme accontentando Elio e le Storie Tese che lo chiedevano a gran voce in una celebre canzone, e, soprattutto, tanti fan della "seconda ora" che non potranno non dirsi soddisfatti di questo disco. Quelli della prima stanno aspettando che si ritrovi il quintetto originale per eseguire tutto "17 re" dal vivo almeno per una volta.
Alessio Brunialti

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