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Un'aggressione assurda, una violenza assolutamente immotivata. Una vicenda da brividi quella vissuta da Eugenio Lamanna ad Alessandria. Il portiere del Gubbio è stato picchiato dopo la partita da alcuni tifosi di casa perché riconosciuto come avversario. Aggrediti anche i genitori che erano con lui. «Mi hanno picchiato con una rabbia, come se avessi ucciso qualcuno...», racconta il portiere nella sua casa di Lurate Caccivio. Il viso profondamente segnato, una frattura ossea sotto l'occhio destro, ma soprattutto una ferita dentro che sarà forse la cosa più difficile da curare. O forse no. «No, perchè queste cose non mettono paura, ma una rabbia gigantesca. E schifo, sì proprio schifo, verso certa gente. Mia mamma aggredita da un uomo, ma vi pare? Complimenti, proprio bello che gente così se ne stia in giro tranquilla».
Papà Cosma racconta i fatti. «Stavamo uscendo dallo stadio, normalmente dopo la partita. Io, Eugenio e mia moglie. C'era questo gruppo di persone, una quindicina, fuori da un bar. Di sicuro avevano bevuto tutti parecchio. Hanno visto lui con la tuta del Gubbio, hanno cominciato a insultarci pesantemente. Prima Eugenio, poi mia moglie. Andavamo per la nostra strada evitando di reagire. Uno si è avvicinato, mio figlio ha semplicemente detto "dai state tranquilli, avete anche vinto...". E questo l'ha colpito in pieno viso, tagliandolo forse con un anello». Lamanna ha cominciato a sanguinare - «immaginatevi che cos'è stato vedere mio figlio così», dice ancora scioccata mamma Maria -, e la situazione è trascesa. «Una quindicina contro tre - racconta il signor Lamanna - c'erano anche delle donne. A mia moglie hanno tirato una bottiglia di birra, per fortuna l'ha schivata, ma ci picchiavano, io ne avevo addosso tre. Vedevo mio figlio sanguinante e mia moglie aggredita... Una violenza assurda. E la follia è stata che chi era lì al bar dava man forte a loro, non aiutava noi...».
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