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CANTÙ - Contro il Maccabi, l'altra sera a Desio, Vlado Micov è stato semplicemente delizioso. Dipingendo una tela di meraviglie. Dispensando odi in un basket che grazie a lui diventa poesia.
Ruolo ufficiale, ala sta scritto sul documento d'identità. Ruolo reale, di tutto un po'. Anzi, di tutto di più. Perché ovunque lo metti non solo sta ma inventa. E in questo momento è lui il punto di riferimento in casa Bennet.
Si rende conto, vero, di essere ormai diventato il leader della squadra?
«Non mi sembra affatto. Qui non ci sono gerarchie ben precise e le responsabilità continuano a essere suddivise. Questa è la nostra vera forza. Comprendo di avere un ruolo importante, questo sì, ma leader proprio no».
Avete appena battuto il Maccabi. Ebbene, questa vittoria - e la maniera in cui è stata conseguita -rappresenta un salto di qualità per quanto riguarda il ruolo di Cantù in Eurolega?
«Credo di sì perché se è vero che comunque sin qui in Eurolega avevamo fatto bene, battere Tel Aviv significa aver fatto un passo in più».
Giovedì la trasferta a Tel Aviv, più avanti il Barcellona a Desio: si può fare?
«Sul fatto che Cantù vada in Israele per vincere non ci piove. Senza scordare che, come eventualità, ci sarebbero poi anche otto punti da difendere. Quanto al Barça, è fortissimo, ma a casa nostra abbiamo perso una volta soltanto e per di più si trattava dell'unico match che non contava praticamente più nulla».
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