Cantù, che occasione gettata via
«Non rispettato il piano partita»

L’assistente Marco Sodini individua la principale criticità accusata a Pesaro. E resta il problema del terzo quarto.

La tavola era apparecchiata. Pesaro stava vivendo una sorta di psicodramma collettivo tra partite perse (talune anche di un nulla), contestazione di una parte dei propri tifosi, mercato restio al decollo, ambiente in subbuglio, classifica deficitaria, pressione ormai ai limiti della sopportazione anche se in settimana il presidente Ario Costa aveva fatto scudo assumendosi tutte le colpe di una stagione complessa assai. Il tutto condito dall’aggiunta dell’ultima ora inerente la forzata assenza per infortunio del playmaker titolare Ryan Harrow.

Insomma, le condizioni ideali per l’avversaria di giornata, Cantù appunto, per mettere a ferro e fuoco l’Adriatic Arena. Tavola apparecchiata, appunto. Anche perché a metà gara, pur giochicchiando, la Red October era avanti di 7, il pubblico di casa rumoreggiava, le (poche) certezze biancorosse s’erano vieppiù incrinate e la ripresa per Pesaro avrebbe potuto (e dovuto) trasformarsi in un supplizio. Macché. Cantù è stata capace di dare un calcio a quella tavola imbandita permettendo all’avversaria di crederci, di ritrovare fiducia nei propri mezzi e di tornare a giocarsela. Senza mostrare granché dal punto di vista tecnico, del resto la squadra è quella che è, ma soltanto ritrovando colore e mettendoci un po’ più di cuore.

Per inciso, quello del 3° quarto che dice spesso male alla Red October, sta divenendo pressoché una costante. Come se, nello spogliatoio durante l’intervallo lungo, mentre la rivale riesce a mettere a punto le adeguate contromisure, Cantù si limiti a meditare a ciò che è stato senza prendere in considerazione ciò che in seguito potrebbe anche essere. «Le rotazioni corte (che si stanno rivelando un limite soltanto per Cantù perché molte altre squadre sono messe decisamente peggio quanto a roster eppure ne prendono atto, se ne fanno una ragione e proseguono tranquillamente, ndr) ci impongono un calo fisiologico durante la partita e comincio a credere che a noi accada appunto dopo lo “scarico” dell’intervallo. È questa l’unica spiegazione che riesco a darmi» afferma l’assistente allenatore Marco Sodini.

«Più in generale - prosegue il vice di Kiril Bolshakov - a Pesaro abbiamo fatto fatica a eseguire il piano partita individuale. E questo sin dall’inizio».

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