Asso e il droga party col morto  «Si uccidono tra di loro»
I carabinieri sul luogo dove è stato trovato il corpo agonizzante del giovane marocchino, poi morto in ospedale (Bartesaghi)

Asso e il droga party col morto

«Si uccidono tra di loro»

La frase choc del sindaco di Canzo e segretario provinciale della Lega Nord

«Per fortuna non hanno coinvolto un libero cittadino che paga le tasse, si uccidono tra di loro». Entra a gamba tesa il segretario provinciale della Lega Nord e sindaco della confinante Canzo Fabrizio Turba sull’episodio dell’omicidio di martedì notte a Gemù di Asso. A perdere la vita nella piccola frazione è stato un ragazzo di soli 26 anni originaria del Marocco: Youness Zarhnoun mentre il sospettato, arrestato dai carabinieri, ha appena compiuto 19 anni.

Una vicenda torbida tra festini a base di alcool e droga, in località appartate lontane da guardi indiscreti e che gettano ombre sinistre su quanto accade nella nostra Brianza. «Un’emergenza non può durare tre, quattro o cinque anni, un’emergenza è tale perché si deve far fronte in breve tempo ad un problema importante – riprende Turba - Non c’è un’emergenza immigrazione, c’è una incapacità del governo ad affrontare un problema che è sotto gli occhi di tutti». Turba non risparmia neppure i colleghi: «Ci sono sindaci, in particolar modo di sinistra, che negano l’evidenza. Mi ricordo in una riunione la sindaca di Cabiate che ha raccontato di difficoltà di gestione di un extracomunitario in particolare, aveva violato la legge, il problema per lei era stato risolto. La soluzione è stata spostare l’immigrato in un altro paese: è assurdo».

L’episodio riportato da La Provincia dello spaccio a Como dei profughi è portato ad esempio da Turba: «Queste persone non fanno nulla è hanno tra le mani telefonini ultimo modello, poi si scopre che vengono arruolati per spacciare come avete scritto nei giorni scorsi per Como».

Il segretario del Carroccio rimarca la lacunosa gestione dei migranti: «Arrivano in Italia, gli prendiamo le impronte digitali e di fianco mettiamo il nome che ci comunicano loro perché spesso sono senza documenti. Non sappiamo chi sono e neppure lo stato di provenienza reale».

Per il segretario provinciale si deve prima pensare agli italiani: «A Canzo ho un uomo sposato con figli, gli è fallita l’azienda ed ha avuto due infarti, per me aiutare lui è una priorità. Non si può pensare di portare l’Africa in Italia, non ci sta. Adesso ci sono offerte di soggiorni in Tunisia a dieci euro al giorno, mandiamoli lì, risparmiamo 25 euro e diamo un aiuto all’economia locale».n 

© RIPRODUZIONE RISERVATA