Cantù, i rimborsi non arrivano  «Andremo a prenderli in Sicilia»
Una veduta aerea di piazza Garibaldi (Foto by Stefano Bartesaghi)

Cantù, i rimborsi non arrivano

«Andremo a prenderli in Sicilia»

Nessuna traccia di parte degli oltre 800mila euro della ditta del Sud che posò i lastroni “ballerini” in piazza Garibaldi. L’assessore Di Febo vuole presentarsi ad Agrigento: «Ci servono per riparare le strade»

Se le risorse che legittimamente spettano al Comune non prenderanno la strada per Cantù, allora sarà l’assessore ai Lavori Pubblici Paolo Di Febo a prendere la strada per la Sicilia, per andare a reclamarli.

Non hanno ancora avuto buon esito le richieste avanzate da piazza Parini in merito al risarcimento con il quale si intendeva finanziare un lotto di asfaltature. Niente di nuovo sotto il sole, ogni volta che di mezzo ci sia l’infinita questione di piazza Garibaldi, la faccenda si complica. Come noto, il Comune da qualche anno si è visto riconoscere 855mila euro di risarcimento per la riqualificazione mal fatta del crinale.

La società siciliana che si è occupata dei lavori, però, è stata messa in liquidazione e al municipio, in quanto creditore privilegiato, è stato assegnato il ricavato di una vendita all’incanto di beni bandita dal tribunale di Agrigento. Un’area destinata a ospitare un distributore di benzina era stata assegnata per 260mila euro in dicembre, e l’intenzione era utilizzare quei soldi per finanziare i lavori qui a Cantù.

Ma non è stato possibile, visto che di quei soldi, al momento, non si ha notizia, a mesi di distanza. Di Febo ha dato incarico agli uffici di cercare di sapere qualcosa circa il motivo di questo ritardo, ma né le mail né le telefonate del funzionario di piazza Parini hanno avuto esito. Al momento, non si è riusciti nemmeno a mettersi in contatto con il legale che rappresenta il Comune in Sicilia.

«Se a breve non avremo risposte chiare – dice furibondo Di Febo – andrò a parlarci io di persona, perché stanno bloccando delle opere pubbliche per un comportamento apparentemente ingiustificato. Tanto più che erano stati proprio loro a contattarci in dicembre prospettandoci il trasferimento di quelle risorse».

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