In assemblea no alla fusione  Niente Como Acqua «E ora andrà ai privati»
Como alcuni sindaci chiedono di incontrare il prefetto dopo il fallimento di Comoacqua (Foto by Andrea Butti)

In assemblea no alla fusione

Niente Como Acqua
«E ora andrà ai privati»

Il capoluogo vota contro e il Comune di Cantù non si presenta . La presidente della Provincia accusa: «Ora la gara, l’acqua andrà ai privati»

«È una vergogna». Non usa giri di parole la presidente della Provincia Maria Rita Livio al termine dell’assemblea che, ieri sera, ha respinto il processo di fusione delle 12 società in Como Acqua.

In sala non sono mancati le accuse e i fischi, in particolare nei confronti del sindaco di Barni Mauro Caprani e dell’assessore di Como Adriano Caldara. Alla fine, dopo due ore e mezzo circa di preambolo, e andato a vuoto il tentativo da parte di Como di ottenere un rinvio della decisione (è stato bocciato quasi all’unanimità), i rappresentanti di 105 Comuni hanno votato. Era presente anche il sottosegretario regionale e coordinatore provinciale di Forza Italia Alessandro Fermi. Hanno votato contro i rappresentanti di Como, Albavilla e Canzo (il sindaco Fabrizio Turba, segretario provinciale della Lega Nord). Il sindaco di Barni si è astenuto, 10 le schede bianche.

A favore gli altri, per un 61% cento circa: il quorum necessario all’approvazione (66,6%) quindi, non è stato raggiunto. «Valuteremo strada facendo i prossimi passi – ha commentato Angelo Orsenigo, segretario provinciale del Pd e sindaco di Figino Serenza - di sicuro c’è il sentimento di rammarico per un percorso condiviso e stoppato. Stiamo andando a consegnare l’acqua pubblica ai privati». Una decina di sindaci, a fine votazione, si è spostata sotto la Prefettura per un presidio (dovrebbero essere ricevuti dal prefetto Bruno Corda sabato mattina).

Criticata in particolare l’assenza di Cantù in assemblea, il Comune più grande non presente: «Se ci fosse stato – ha commentato la presidente della Provincia Maria Rita Livio – e ricordo che avevamo rinviato l’assemblea e lavorato per raggiungere l’accordo, sarebbe passata la fusione. Su un voto di questo tipo - ha aggiunto - Como gioca un ruolo decisivo ed è stato negativo. La stragrande maggioranza era a favore, siamo stati fermati da una minoranza ed è un danno grande». Nello stop del processo, sono gli equilibri politici a essere stati decisivi: «Tra chi ha votato sì – ha sottolineato il sindaco di Albese Alberto Gaffuri – ci sono anche esponenti di centrodestra. Quindi è una questione interna a una fetta di centrodestra, con un’ingerenza della Regione fortissima». Secondo Fabio Bulgheroni, sindaco di Casnate con Bernate ed esponente di Fratelli d’Italia, «il centrodestra a Como è frazionato, quantomeno non è unito su alcune scelte».

E adesso? «Una buona e sana riflessione – ha detto Livio – La strada da percorrere non sarà indolore. Avevamo a portata di mano un risultato che garantiva il governo dell’acqua agli enti pubblici, soci della società. A oggi dico che non è più possibile. Escludiamo il commissariamento, si andrà quindi a una gara europea entro il termine di settembre, cui potrebbero partecipare società estere e a gestione privata. Siamo l’unica provincia in Lombardia».

In linea teorica sarebbe ancora possibile un cambio di rotta, ma Como e Cantù dovrebbero revocare le delibere nel giro di pochi giorni (i tempi sono molto stretti) e uno scenario del genere sembra altamente improbabile. Si va quindi verso la gara.  
Andrea Quadroni

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