Como, un film esaltante
«Ragazzi, che carattere»

Defendi racconta quello che è accaduto tra un tempo e l’altro contro la Pro Patria

Una rimonta da raccontare, che resterà nella storia. Per la sua follia, per i suoi particolari. Perchè la Pro Patria ci ha messo diciassette minuti per segnare tre gol, e il Como venti per segnarne quattro. Cose davvero incredibili.

Prima solo Pro Patria, poi solo Como. Ma al punto che sia l’una che l’altra nei loro rispettivi momenti migliori avrebbero potuto segnare anche un paio di gol in più. Che cosa è accaduto veramente nell’intervallo? A prescindere dal fatto che la rimonta e il diverso atteggiamento del Como si è cominciato a vedere negli ultimissimi minuti del primo tempo, quando l’ingresso di Ganz ha favorito la prima rete di Rolando, com’è stato possibile cambiare l’atteggiamento in maniera così totale e riprendersi dopo quelle tre sberle?

«Niente urla, niente scenate. Non ci siamo detti niente. Siamo rientrati negli spogliatoi e siamo rimasti tutti zitti, in silenzio. Per almeno cinque minuti. Che cosa si poteva dire del resto in una situazione del genere?». Il racconto è di Edoardo Defendi, assoluto protagonista della partita dell’altra sera.

E lui conferma quello che già Colella aveva detto a fine gara. Niente strilli, niente rabbia, solo un bel respiro profondo, che è bastato per trasformarsi. «Poi ci siamo detti che dovevamo rientrare e dare tutto. Arrivare sempre primi sulla palla e spaventarli. Abbiamo pensato che se fossimo riusciti subito a segnare un altro gol loro avrebbero cominciato ad avere paura. Ed è andata proprio così»

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