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L'ottovolante d'asfalto che segna il confine tra il primo e il secondo lotto della tangenziale ancora non c'è. Al suo posto, nel cuore della brughiera di Albate, in via La Guzza, sono comparse le tipiche reti arancioni che delimitano il cantiere e che danno l'esatta percezione di quella che sarà la tangenziale di Como. Monca perché del secondo lotto (che doveva collegare l'Acquanera con Albese) non ci sono né tempi né, soprattutto, soldi. Tangenziale che, di fatto, sarà lunga solo 2.4 km (per 256 milioni di euro) dall'uscita di Grandate a via La Guzza e su cui pende ancora la spada di Damocle del pedaggio.
Dalla strada si vedono chiaramente i cartelli per le cosiddette «opere di cantierizzazione» (in pratica le fasi preparatorie) che dureranno fino 30 giugno e che riguardano «la bonifica da ordigni esplosivi» come si legge testualmente. Anche nelle altre zone toccate da Pedemontana (da Turate a Cassano Magnago) si è seguita la stessa prassi per la verifica di eventuali residuati della seconda guerra mondiale. Contemporaneamente alla partenza dei lavori sono comparse anche le proteste con la scritta: «Un altro polmone verde soffocato dal cemento. Complimenti». E l'avvio del cantiere rischia di complicarsi e di finire al centro di una battaglia legale. A condurla la famiglia Minola, a cui sono stati espropriati «circa 70mila metri quadrati di terreno», ma che non ha ottenuto finora indennizzi. «La nostra azienda - spiega Gabriella Minola - viene smembrata completamente. Su 140mila metri quadrati, ce ne hanno espropriata la metà e non abbiamo nemmeno la possibilità di raggiungere la proprietà che ci è rimasta perché dovremmo passare sulle aree acquisite da Pedemontana. Non abbiamo visto un euro per gli espropri e i 60 giorni sono passati. Parlavano anche di altri terreni per il campo base, ma non si sa nulla. E non ci è stato comunicato niente nemmeno per l'indennizzo all'azienda che verrà smembrata. Spero di avere un incontro, altrimenti siamo pronti a bloccare i lavori e ad agire per vie legali».
Sulla mancanza di prospettive attacca anche il capogruppo del Pd e presidente della commissione urbanistica a Palazzo Cernezzi Mario Lucini, deciso a portare il caso tangenziale in consiglio comunale. «È indispensabile che il Comune di Como e la maggioranza che lo governa si esprimono sulle priorità della città vista anche la confusione tra secondo lotto e autostrada Varese-Como-Lecco. È l'unico ente che non si è esposto in alcun modo ed è inaccettabile trattandosi della città capoluogo e della diretta interessata all'opera».
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Non si fa un'opera di tale impatto sull'ambiente e di tale costo senza aver prima definito l'intero percorso e tutti gli aspetti, ad esempio il pedaggio. Non si capisce perchè dopo decenni di immobilismo improvvisamente ci sia tanta urgenza
Tutto il mio appoggio a chi difende la brughiera contro questo inutile moncone di autostrada. Non si fa che gettare cemento dappetutto!
Qualche consiglio: terminata la fase di"bonifica da ordigni esplosivi" le tipiche reti arancioni verranno rimosse, come già avvenuto in zone già bonificate, e nel terreno rimangono dei "fori" di 15 cm circa senza nessuna segnalazione o avvertimento, perciò fate attenzione per la vostra incolumità,dei vostri figli e amici a 4 zampe a non finirci dentro. La fase di "esproprio" è assai confusa, o meglio, ad oggi è stata effettuata l'acquisizione della proprietà per poter effettuare l'accesso su aree private e nel termine di 60gg. (come citato nell'articolo) dovevano concludere la fase con il concordare l'indennizzo e logicamente rogitare e pagare, questa fase non è ancora avvenuta e non si sà quando,fatto dovuto alla mancanza di capitali per i rimborsi. ci sarebbe ancora molto da aggiungere ma, preferisco attenermi al commentare il contenuto dell'articolo in attesa di nuovi sviluppi.
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