Gran Fondo a Como
Anche le puntine in strada
per ostacolare la corsa

Una mattinata da dimenticare: forature sospette a San Bartolomeo e improperi da parte dei ciclisti nei confronti dei vigili

Un sonoro «brutta t…» rivolto a muso duro a una vigilessa in servizio in piazza del Popolo dice molto del clima in cui, almeno in città, si è corsa ieri la Gran Fondo, gara a cui, all’indomani del Lombardia, hanno preso parte circa 1500 “amatori” del pedale.

Non è andata bene, per niente, e il bilancio del doppio passaggio comasco dice qualcosa sia del grado di maleducazione generale, sia del livello di tolleranza.

Pochi minuti dopo essere partiti da via Vittorio Veneto, accanto allo stadio, alle 8 di ieri mattina, una trentina di corridori almeno (ma c’è chi sostiene che fossero anche di più) è stata costretta a intervenire subito sulle biciclette per riparare forature rimediate nel tratto compreso tra San Bartolomeo e San Martino, come se - ed è il sospetto della polizia locale - qualcuno potesse aver disseminato sull’asfalto un po’ di puntine da disegno. Si è trattato soltanto dell’antipasto. Meno di tre ore più tardi, attorno alle 10.30, quando il “gruppone” dei primi cento, centocinquanta corridori è ricomparso in città scendendo dalla Lariana per raggiungere il traguardo di Civiglio, altri “incidenti”, si sono verificati in serie.

La polizia locale aveva disposto la chiusura di via Torno, piazza Matteotti e via Manzoni, e ancora di via Dante e via Grossi e via per Brunate, con un accordo preciso “siglato” alla vigilia con gli organizzatori della gara e con la prefettura: «Dopo il passaggio del mezzo che indicava il “fine corsa” - spiega il commissario della polizia locale Luciano Campagnoli - avremmo dovuto provvedere alla riapertura e da quel momento in poi i corridori che fossero rimasti indietro avrebbero dovuto attenersi al rispetto del Codice della strada» (a questo proposito ieri l’organizzazione del Gran fondo ha fatto sapere che anche i ciclisti, da regolamento, sapevano che avrebbero dovuto attenersi ai tempi di percorrenza previsti, e che i ritardatari avrebbero dovuto rassegnarsi a correre tra le auto).

Gli agenti della polizia locale (che comunque hanno atteso una ventina di minuti in più prima di riaprire) sono stati fatti oggetto di raffiche di insulti, e questo perché - così, almeno, è riportato nei rapporti di servizio - avevano segnalato a interi gruppi di pedalatori l’obbligo di rispettare il codice. Per dire: la vigilessa coperta di improperi in piazza Matteotti, avrebbe “pagato” il tentativo di rimettere in carreggiata, quella giusta, una cinquantina di atleti che risalivano via Manzoni in contromano, occupando cioè le due corsie riservate alle auto dirette al lago, e apparentemente disinteressandosi al traffico.

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