A scuola si fuma nei bagni
Così il divieto viene aggirato

La conferma arriva dagli stessi istituti superiori comaschi

A tre anni dall’introduzione del divieto a scuola si fuma ancora. Era il settembre del 2013 quando il ministro della salute Beatrice Lorenzin introdusse per decreto lo stop al fumo in tutte le aree di pertinenza scolastiche. Quindi non solo nei corridoi e nei bagni, regola già introdotta dieci anni prima, ma anche nei cortili e nei giardini.

In realtà in quasi tutti gli istituti superiori la lotta al tabacco non è finita, non è difficile sentire puzza di sigaretta provenire da qualche angolo nascosto delle scuole. Lo segnalano per esempio dei cittadini nei servizi igienici del Caio Plinio, possiamo testimoniare un analogo problema alla DaVinci-Ripamonti, come nei bagni della Teresa Ciceri, quanto alla Magistri Cumacini il prato esterno è troppo grande per i docenti da controllare. «Abbiamo cercato di applicare la legge, facendo però una gran fatica - dice Silvana Campisano, dirigente del Caio Plinio - soprattutto nei bagni, dove spesso i ragazzi vanno a nascondersi. Ma basta scendere al mattino in stazione e andare a piedi a scuola insieme ai ragazzi: hanno tutti in mano una sigaretta. Già a 12, 13 anni diventano dipendenti. Il divieto va bene, ma bisogna lavorare sul fronte dell’educazione e della prevenzione».

© RIPRODUZIONE RISERVATA