Como e Lecco si ritrovano dopo 24 anni
Primo accordo per la futura Provincia

Intesa tra le delegazioni delle due realtà lariane riunite ieri a Lariofiere

Resta il veto lecchese su Varese: «Meglio Monza». Ma parte della Brianza vuole Milano

Como e Lecco manifestano il desiderio di tornare insieme: le province si riavvicinano e dichiarano apertamente di voler ricucire lo strappo che a suo tempo, nel ’92, aveva portato alla fuoriuscita di Lecco da Como e alla creazione della nuova provincia. Ora, alla luce della volontà della creazione di quelle che vengono definite le aree vaste, la riunione dei due territori del lago di Como appare come una soluzione naturale.

Lo hanno ribadito ieri, i rappresentanti dei due territori riuniti a un tavolo di lavoro nella sede di Lariofiere di Erba. «Uno strappo sofferto, quello del ’92 - ha dichiarato Alessandro Fermi - Entrambi i territori hanno ribadito la volontà di riunire i territori nell’ambito di un riordino, per interessi comuni che sono quello del tema del lago, o della parte del mondo economico, piuttosto che del turismo e delle istituzioni».

Se ne è parlato durante la riunione alla quale hanno partecipato le due Camere di Commercio, i Comuni di Como e di Lecco, la Comunità montana della Valle San Martino, oltre ai coordinatori dei tavoli, i consiglieri regionali Fermi e Daniela Maroni per Como e Mauro Piazza per Lecco. «Si aprono scenari divergenti nel momento in cui si guardano i confini e i rispettivi vicini di casa e i desiderata di ciascuno - ha detto Fermi - Lecco manifesta la volontà di coinvolgere nella creazione dell’area vasta la provincia di Monza Brianza alla quale si sente più vicina. Como guarda sì a Monza Brianza, ma anche alla provincia di Varese con la quale ha delle peculiarità in comune, vedi il rapporto con la Svizzera, il discorso dei confini e dei frontalieri oltre che economico». Non si esclude quindi la possibilità di un’area vasta delle quattro province di Como Lecco Varese e Monza Brianza e la creazione di aree omogenee come potrebbe essere quella della fascia prealpina o «pedemontana» anche per la gestione di sottoservizi, come quelli ad esempio della sanità.

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