Como, sosta lungo le mura
Marcia indietro dopo 20 anni?

La proposta di Landriscina accende il dibattito. Lucini: «Idea anacronistica che penalizza la città»

Era l’anno delle Olimpiadi di Atlanta e della rielezione di Bill Clinton. Quello dei trattati dopo la fine della guerra in Jugoslavia e di Kofi Annan eletto segretario generale dell’Onu.

A Como, nel 1996, l’area attorno alle mura era un grande cantiere con il rifacimento del porfido. La giunta del 21 febbraio diede il via libera, per una spesa di un miliardo e 200 milioni di lire alla sistemazione della pavimentazione tra via Carducci e la torre San Vitale, che di fatto completava il cantiere precedente tra viale Varese e viale Cattaneo. Sulla poltrona più alta di Palazzo Cernezzi c’era Alberto Botta, vice sindaco Alessio Butti. In giunta anche Paolo De Santis.

Con la sistemazione completa del porfido decisero di sopprimere tutti i parcheggi nel tratto tra viale Varese e viale Lecco. Il dibattito interessò anche le bancarelle del mercato, con più di una proposta per trasferirlo in Ticosa. Più di vent’anni dopo, il candidato del centrodestra Mario Landriscina, nel corso di un incontro pubblico sui temi di via Milano alta e della Ticosa promosso da Forza Italia, ha ipotizzato un ritorno al passato, con il ripristino del parcheggio. «Le mura - ha detto - tre giorni alla settimana sono già coperte dal mercato. Per questo consentire dei posteggi provvisori in alcune giornate nelle due ali della cinta sul lato di Porta Torre, salvaguardando la prospettiva, non mi sembra una soluzione irrazionale». Ipotesi, la sua, provvisoria in attesa della riapertura del parcheggio nell’area Ticosa. Se realizzata, bisognerebbe comunque prevedere la posa di parcometri o di strisce blu andando quindi ad agire sul porfido.

L’idea del viaggio indietro nel tempo, al 1996 per la precisione, ha sollevato a Palazzo Cernezzi, ma persino nel centrodestra che sostiene Landriscina, una serie di perplessità. E anche su internet ci sono moltissimi commenti sul tema.

Il sindaco Mario Lucini ha definito «antistorica» la proposta di Landriscina dicendo che le mura «sono un valore per la città».

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