Coronavirus, le imprese
«Lunedì si torni al lavoro,
le aziende non aspettano più»

Emanuele Orsini, presidente di FederlegnoArredo, avverte che il settore non può più attendere il via libera alla riapertura

L’arredo vuole, deve aprire lunedì 27 aprile. Altrimenti qualcuno si ribellerà, senz’altro. Perché le aziende non ne possono più di questa situazione che è sempre più drammatica. Lo sottolinea Emanuele Orsini, presidente di FederlegnoArredo, che in questo periodo ha fatto sentire con forza crescente la voce del settore e la sua preoccupazione. Un settore – va ricordato- diviso a metà nei provvedimenti governativi, perché la lavorazione del legno ha potuto riprendere l’attività settimana scorsa, dopo l’ultimo decreto. Per i mobili tutto fermo, con il malcontento che viaggia nel Paese e in Brianza in particolare.

Presidente Orsini, c’è stato un balletto di date: adesso quando pensate che vi daranno il via libera?

Lunedì 27 aprile.

Data confermata?

Confermata, è una parola difficile. Diciamo che ce lo auguriamo… o meglio è quanto ci aspettiamo. Che il nostro settore cioè possa essere considerato pronto per la ripartenza. I nostri imprenditori si sono attrezzati al meglio per organizzare la ripresa delle attività e rispettare tutti i protocolli dal punto di vista sanitario.

Settore, tra l’altro, che a metà è già stato riaperto: una sorta di separazione in casa. Come l’avete vissuta, questa mancanza di omogeneità?

Io ne vedo anche un’altra, di mancanza di omogeneità. Il legno è ripartito, sì, ma manca l’edilizia. E questo pesa per il settore. Manca il bacino dove vendere i propri prodotti. Se produci ma non vendi, alla fine hai soltanto costi.

Altri comparti, come il tessile, hanno messo a fuoco un protocollo nazionale. Anche voi l’avete fatto o pensate di farlo?

Noi già stiamo seguendo i protocolli che ci sono, anche più restrittivi. Tenere bene le distanze, i dispositivi di protezione e altro ancora. Ricordiamo che abbiamo la fortuna che i nostri dipendenti vengono a lavorare con mezzi propri. Questo è un vero vantaggio. Ripeto, siamo pronti a ripartire con le nostre aziende.

Altra questione che anima il dibattito: e se ci fosse un andamento differenziato nelle regioni per quanto riguarda le aperture?

Credo onestamente che abbia senso rappresentare un Paese non spaccato. Si deve presentare compatto nella riapertura, ne ha bisogno. Fare aperture differenziate… a quel punto facciamo allora i protocolli differenziati. Vede, le grandi imprese, quelle più strutturate, riescono anche a gestire una situazione del genere. Ma le piccole, no, non possono. Allora servono regole chiare.

La chiarezza è una via obbligata, in questa atmosfera di incertezza?

Sì. E dobbiamo lavorare subito, pensare a riconquistare quote di mercato. Essere presenti… Perché altrimenti, dopo l’emergenza sanitaria se ne presenterà un’altra presto: ci sarà il problema della guerra economica.

Presidente Orsini, lei diceva: “confermata” è una parola difficile. Ma allora se saltasse fuori che potrete riaprire a maggio, e non prima?

Se ciò accadesse… in quel caso avremo tante aziende del nostro settore che riapriranno ugualmente il 27.

Potrebbe scattare una ribellione, della serie è più costoso non lavorare che essere sanzionati?

Io percepisco questo sentimento. Per questo motivo ribadisco: bisogna fare presto, aprire settimana prossima. Dopo, ci vuole uno stato sociale da mantenere.

La situazione è drammatica, anche per la liquidità ?

Guardi, dal decreto liquidità non sta arrivando niente per le aziende. E dico un’altra cosa, perché allora lo Stato non paga le imprese? Cito anzi le parole di Carlo Bonomi (presidente designato di Confindustria), le condivido e sottoscrivo: intanto lo Stato cominci a pagare i debiti delle pubbliche amministrazioni. Ognuno deve fare il suo mestiere. Non dobbiamo scordare questo, serve fiducia, siamo in una democrazia

C’è però chi borbotta: ma perché spingere tanto per aprire? Arrivano, arriveranno davvero gli ordini?

Intanto ci vuole una interconnessione tra Paesi europei, questo è importante per le nostre attività. Se i prodotti superano le barriere, se questo avverrà, non ci saranno problemi.

La Cina già sta ordinando. Eppure è più importante l’Europa per voi?

La Cina sta dando dei segnali, sì, ma non dimentichiamo che Francia e Germania sono nostri mercati e sono messi un po’ come noi. Abbiamo bisogno di vedere la ripartenza. E la fiducia. Lo ripeto: la gente ha bisogno di fiducia. Anche una persona con un buon reddito ha paura di perderlo in un momento così complicato. C’è un meccanismo che va riattivato.

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