«Fuga dall’inferno ucraino»

Donne e bambini a Rebbio

Dieci profughi, anche una signora incinta - I comaschi in Polonia: «Materassi nella sala della chiesa»

La tavola, nel salone del bar dell’oratorio di Rebbio, è apparecchiata. Il pranzo, cucinato dalle volontarie della parrocchia, è pronto per essere servito. Don Giusto Della Valle , a nome di tutta la comunità, dà il benvenuto ai nuovi arrivati: una decina di donne e bambini ucraini, originari di Kiev, ma non solo, a Como da pochissimi minuti dopo un lungo viaggio.

Tra loro pure una donna incinta, diretta in Spagna: «Resterà qui un paio di notti per riposare – spiega il sacerdote – alcuni proseguiranno verso Roma e si fermeranno, credo, una notte».

A dare una mano, rispondendo alle domande e facendo da traduttori, ci sono le connazionali Marta Baranetska , Irena Grubashchuk e I lona Fedoriv , a Como da qualche giorno, ospiti di parenti e di una famiglia lariana. «Il nostro viaggio è durato due giorni – racconta Baranetska – prima siamo giunte in Polonia e poi, il giorno dopo, abbiamo preso un bus per l’Italia».

I video dei bombardamenti

La decisione di lasciare la propria casa di Ivano-Frankivs’k è arrivata dopo un episodio difficile da dimenticare: lo scoppio di una bomba di fronte a casa. «L’idea, in realtà, ci è venuta pochi giorni dopo l’inizio della guerra – aggiunge la ragazza ucraina, in patria giornalista – ma abbiamo aspettato tanto. Poi, ci siamo decise di fronte ai continui attacchi subiti dalla nostra città». Pur essendo collocata nella parte occidentale del paese, a un centinaio di chilometri a sud di Leopoli, quindi distante dal centro del conflitto, è stata oggetto di bombardamenti aerei. «È parecchio stressante seguire le notizie da qui – continua Baranetska – tutti noi abbiamo familiari, amici e fidanzati in Ucraina: per loro, dai 18 ai 60 anni, è vietato lasciare il paese. E cinque minuti fa abbiamo letto di un attacco russo arrivato vicino alla nostra città».

Mentre comincia il pranzo, Marta Pezzati , accovacciata, mostra a una bambina un libro illustrato. La presidente di Como Accoglie, con Jasmine Monti e ad altre persone, era a bordo dei pulmini guidati dai volontari che hanno portato a Rebbio i profughi.

«Siamo partiti mercoledì mattina in dieci – racconta – siamo arrivati a Przemlys, in Polonia. Lì, hanno trasformato un centro commerciale in un punto nevralgico d’accoglienza per migliaia di persone in fuga. I materassi erano collocati per terra nello stesso posto dove una volta c’erano le vetrine. Siamo arrivati presto ma era surreale il silenzio, nonostante i tanti bambini presenti. Dopo aver sbrigato le pratiche, ci siamo registrati come guidatori per portare in Italia le persone che avevano bisogno di un passaggio».

Il racconto

Nel viaggio d’andata, i comaschi hanno consegnato il materiale raccolto dalla parrocchia. Sono andati anche a Chelm, cittadina polacca: lì una chiesa battista ha aperto le porte ai profughi, sistemando nel salone dedicato alla preghiera i materassi. «Sono per la maggior parte donne e bambini – continua Pezzati - I volontari, che principalmente gestiscono il posto, sono sempre attivi. Si può arrivare e mangiare a qualsiasi ora. C’è molta autogestione e i materiali, dai vestiti al cibo, sono sempre a disposizione di tutti. L’accoglienza è calda, per quanto possibile familiare».

Anche a Como, nonostante la stanchezza per il viaggio e l’ansia per aver lasciato casa e gli affetti, grazie al calore e all’affetto dei volontari e di chi dà una mano, c’è chi si lascia andare a un sorriso. Insomma, ancora una volta, grazie al contributo di tanti, la parrocchia di Rebbio dimostra d’essere un punto di riferimento per l’accoglienza. «Se c’è bisogno – conclude don Giusto – noi facciamo il nostro».

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