L’ultima lettera del papà  «Nessuna visita dei servizi sociali»
Como : l’appartamento di via Per San Fermo (Foto by Andrea Butti)

L’ultima lettera del papà

«Nessuna visita dei servizi sociali»

L’uomo aveva scritto al nostro giornale: «I miei quattro bimbi non mangiano, forse sono troppi»

La storia di Faycal Haitot è racchiusa in una lettera. Lì c’è la sua disperazione. C’è il suo travaglio.

L’ha scritta poco più di un mese fa, in discreto italiano. «Sono un padre di 50 anni, vivo con i miei quattro figli, di 11, 7, 5 e 3 anni - esordisce - Il più grande è maschio». «Da 9 mesi vivo con loro, mia moglie è andata in depressione, si trova in una struttura psichiatrica. Il Comune paga la casa per noi, il giudice ha stabilito che i bambini stanno con me. Ho chiesto aiuto economico all’assistente, zero. Ho scritto al dirigente dei Servizi Sociali, diceva: il Comune paga l’affitto».

«Come fanno a mangiare questi 4 bambini? - si chiedeva Faycal - Forse sono troppi. La scuola è già cominciata, il primo giorno di scuola sono andato dai carabinieri per non prendere una denuncia, stiamo a casa». L’uomo critica i Servizi sociali del Comune: «Nessuna visita a casa per controllare la vita quotidiana dei bambini. Sono rimasti senza mangiare, senza carta. Voglio capire se viviamo a Como, Lombardia, Italia, o nel paese delle scimmie. Non vado per via per paura dei Servizi sociali». «L’ultimo mese - aggiunge - grazie a una donna con 6 bambini e a suo marito siamo stati aiutati. Nessuno può togliere questa cosa dalla mia testa. Quell’assistente e il suo capo sono bestie. Ci sono problemi tra me e loro, cosa c’entrano i bambini?».

Il messaggio era stato inviato a La Provincia attraverso Facebook. «Spero di essere contattato», aveva scritto. Si era firmato «Haitot», aggiungendo «padre di Siff, Sophia, Soraya e Saphiria». Era il 16 settembre e il nostro giornale l’aveva chiamato subito (aveva lasciato un numero di cellulare). Al telefono ci aveva raccontato ancora meglio la sua situazione. Libri, quaderni, matite: tutto - diceva - era troppo caro per un papà solo e disoccupato che non aveva nemmeno i soldi per fare la spesa e che nell’ultimo mese aveva tirato avanti grazie alla solidarietà della famiglia di una ex maestra di sua figlia.

Una scelta, quella di non mandare i due figli più grandi a scuola - il maschio di 11 anni era iscritto alla Foscolo, sezione musicale con assegnazione del clarinetto, mentre la bimba di 8 anni in seconda elementare - che aveva anche comunicato alle forze dell’ordine per evitare, così aveva detto, una denuncia per inosservanza dell’obbligo scolastico. Forse era un estremo tentativo di chiedere e ricevere aiuto.

Stando alla sua testimonianza, infatti, l’uomo, da 13 anni in Italia e con un regolare permesso di soggiorno, da nove mesi viveva da solo con i quattro figli, tre femmine ed un maschio, che gli erano stati affidati dal tribunale per i minori dopo che la moglie, anche lei di nazionalità marocchina, era stata ricoverata per una forte depressione ed era stata dichiarata incapace di provvedere ai minori. Ed è proprio per prendersi cura dei bambini, troppo piccoli per restare da soli e senza appoggi familiari a dare una mano, che l’uomo aveva smesso di lavorare, alimentando ancora di più una situazione già di per sé di grossa difficoltà. La famiglia viveva infatti in un appartamento messo a disposizione da una fondazione e l’affitto fino al mese di luglio era stato pagato dal Comune di Como. Poi, per una questione burocratica, Faycal spiegava di non aver ricevuto nell’ultimo mese gli assegni famigliari che gli avrebbero garantito una entrata per poter provvedere alla spesa quotidiana.

Già in passato si era rivolto ai Servizi sociali chiedendo un contributo economico e l’intervento dell’assistente sociale di riferimento, ma sempre stando alle sue parole nessuno era mai andato a far loro visita. Il nucleo famigliare risiedeva a Como da sette anni (da tre in via Per San Fermo), il padre diceva di non poter più nemmeno comprare da mangiar e che i bambini spesso rimanevano a digiuno. Aveva raccontato di sentirsi abbandonato e di aver pensato anche di andare via, di lasciare la città per tornare in Marocco, ma non l’aveva fatto per paura di una denuncia alle autorità. Con i Servizi sociali ammetteva di avere un rapporto difficile e teso.

Avevamo provato a contattare l’assessore Alessandra Locatelli per approfondire la vicenda ed eventualmente raccontarla sul giornale. Tre tentativi, il cellulare squillava a vuoto o era staccato.

Abbiamo cercato Faycal ancora una volta. Non ha più risposto.

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