Migranti e reati  Difficile riportarli a casa
Migranti ai giardini a lago (Foto by Andrea Butti)

Migranti e reati

Difficile riportarli a casa

Il questore De Angelis sulle espulsioni

«Il problema sono gli stranieri privi di documenti»

Sono ospitati nei centri di accoglienza senza lavorare, riempiono le giornate nel migliore dei casi girovagando senza meta. Più spesso, i giovani finiscono nella rete della microcriminalità, facili prede degli spacciatori che li assoldano per pochi euro per fare il lavoro sporco ai Giardini a lago. Non bastasse, di notte si ubriacano e si azzuffano in risse che solo per un caso non hanno un esito letale.

Facile generalizzare, senza distinguere tra immigrati e richiedenti asilo, (1.800 circa quelli ospitati in provincia, tre quarti dei quali sono a Como), quando le cronache cittadine raccontano quasi quotidianamente di stranieri arrestati per spaccio, rissa, resistenza a pubblico ufficiale. Spesso anche per furto o per rapina. L’ultimo episodio sabato notte, con la maxi zuffa di via Monte Olimpino.

Una realtà che sicuramente non rappresenta la totalità dei richiedenti asilo ospitati nella nostra città, ma che sempre più colpisce l’opinione pubblica, esasperata dallo stillicidio di notizie negative che riguardano il fenomeno dell'immigrazione. E ormai è convincimento comune e diffuso che la situazione sia fuori controllo. Un fronte che vede impegnata in prima fila la Questura, nel tentativo di arginare un problema sociale che sempre più assume i connotati di questione di ordine pubblico.

«Capisco l’esasperazione dei cittadini, e comprendo l’impatto che questa situazione ha sull’opinione pubblica - replica il questore Giuseppe De Angelis - Proprio l’immigrazione è il tema sul quale voglio impostare il mio lavoro qui a Como».

Alla vigilia di Ferragosto, in un incontro con la stampa, ha voluto tracciare un primo bilancio dell’attività svolta in questi quaranta giorni, e un dato sul quale pone l’accento è quello delle espulsioni: «Ne abbiamo eseguite nove, contro le undici del semestre precedente. Sono numeri ancora esigui, è vero, ma vogliono rappresentare una inversione di tendenza rispetto al passato. L’obiettivo è quello di lavorare per incrementarle, ben sapendo delle difficoltà che si incontrano. Per questo abbiamo eseguito, in questi quaranta giorni, tremila controlli su latrettante persone».

Per esempio, non è possibile espellere richiedenti asilo, se non per reati veramente gravi. «In tema di droga non basta un episodio di spaccio - puntualizza il questore - Bisogna essere coinvolti in un traffico internazionale di sostanze stupefacenti».

Ma forse l’ostacolo maggiore è il riconoscimento: «La maggior parte degli stranieri, e non solo i richiedenti asilo - sottolinea De Angelis - è di fatto anonima, priva di documenti che ne possano attestare l’identità. Il nostro impegno è per identificarli tutti, e per questo mandiamo richieste ai consolati dei paesi d’origine. Ma prima che tornino le riposte, possono passare settimane, se non anche mesi».

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