Non si amano più ma convivono
Il tribunale: no alla separazione

Respinta l’omologazione di un accordo
tra due coniugi comaschi “separati in casa”

Como

Con un provvedimento firmato dal giudice civile Donatella Montanari lo scorso mese di giugno, il tribunale di Como ha stabilito l’impossibilità, per non dire il divieto, di attribuire un riconoscimento giuridico allo status di “separati in casa”, condizione che la crisi economica degli ultimi anni ha contribuito a rendere sempre più frequente.

Il giudice scrive che se «sul piano personale le parti hanno facoltà di comportarsi e autodeterminarsi come meglio credono» (come a dire che, ovviamente, vivere da separati in casa è sempre possibile), su quello della legge non esiste alcun tipo di strumento e/o istituto che vada incontro a un simile desiderio: i due coniugi al centro del pronunciamento - genitori di uno studente di 18 anni - si erano rivolti al tribunale comasco per chiedere di essere dichiarati sì separati (ritenendosi oggettivamente tali, e non provando più alcun sentimento l’uno nei confronti dell’altra) ma nello stesso tempo per ottenere dal tribunale stesso anche una sorta di “omologa” alla loro condizione, al perdurare della loro convivenza sotto lo stesso tetto, necessaria, così dicevano, da un lato a preservare le condizioni economiche del nucleo familiare, dall’altra «ad agevolare il percorso di studi del figlio». Al giudice avevano spiegato serenamente di vivere in quel modo, da “separati in casa”, ormai da anni, e di non avere, né l’una né l’altro, alcuna intenzione di allontanarsi dalla casa di famiglia, acquistata in comproprietà e frutto di anni di sacrifici, nella quale, peraltro, i due dispongono ciascuno della propria camera da letto.

I contenuti della sentenza, li trovate sul quotidiano in edicola oggi, venerdì 15 settembre

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