«Notte di angoscia»
I turchi di Como e il golpe

In città vivono e lavorano mille turchi. «Un fatto inatteso, ma nessuno voleva i militari. Neppure gli oppositori. Teniamo tutti alla democrazia»

È successo tutto in una notte, una delle più lunghe della storia della Turchia. Si è concluso con un fallimento il colpo di stato provato da una parte dell’esercito contro il presidente Tayyip Erdogan. Il bilancio, con il passare delle ore, diventa sempre più drammatico: stando ai dati forniti ieri in conferenza stampa dal primo ministro Binali Yildirim, sono 161 i morti tra i civili e le forze governative, 104 i morti fra i golpisti, 1.140 i feriti e 2.839 i militari arrestati (quest’ultima cifra, in particolare, è destinata a salire).

Grande la preoccupazione e l’apprensione della comunità turca di Como, la nazionalità più rappresentata (il dato è del 31 dicembre 2015) in città con le sue 1065 persone, 562 maschi e 503 femmine. Tutti hanno amici, alcuni persino i famigliari presenti nel paese della Mezzaluna e fin da subito, grazie ai mezzi di comunicazione non bloccati, sono riusciti a entrare in contatto con i propri cari.

Yasin Tulumcu, 23 anni, è uno dei due titolari di “Comoputer” in via Milano Alta: «Stavo guardando la tv turca e stavano trasmettendo un programma. All’improvviso, è comparsa in video la giornalista e, costretta dall’esercito, ha letto un messaggio di dieci minuti circa. Ho ricevuto subito un messaggio da mia moglie, è tutt’ora a Kayseri, città vicino ad Ankara. Poi ho visto Erdogan usare Face Time per chiedere alle persone di scendere in strada e protestare». Normale immaginare la tensione: «Non ce l’aspettavamo, non ho dormito tutta notte. Ora la situazione è tornata tranquilla. Io ne sono convinto: il responsabile di tutto questo è Gulen».

Onur Cobanli, 32 anni, ha seguito in tempo reale da Como il rincorrersi di notizie: «Ho usato internet, la tv online e Twitter, perché le comunicazioni non erano interrotte. La mia famiglia abita a Eskisehir, fra Istanbul e Ankara. Mi hanno raccontato le code per prelevare al bancomat. Ora è abbastanza tranquillo, le persone sono ancora fuori di casa perché Erdogan ha chiesto loro di vigilare affinchè non ricapiti. Ero molto preoccupato, certo: c’era pericolo per la vita delle persone. Sono felice sia finito questo terribile incidente. Voglio dirlo: nessuno in Turchia, né i sostenitori né gli oppositori, voleva questo golpe. Sarebbe stato terribile per tutto il paese. Perché tutti, indistintamente, vogliamo la democrazia».

Il servizio completo nell’edizione de La Provincia in edicola domenica 17 luglio

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