Paratie, a Como non servono
Gli affari si fanno con l’acqua

Il lago usato come diga vale almeno otto milioni di euro ogni anno. E con il sistema antiesondazione la cifra salirebbe in modo consistente

Otto milioni di euro all’anno. È quanto vale l’acqua del lago di Como usato come diga. Un valore che potrebbe anche aumentare, con la realizzazione del sistema paratie. Dietro alla regolazione del livello del Lario c’è un business legato allo sfruttamento dell’acqua portata a valle dall’Adda, dopo il passaggio dalle chiuse di Malgrate. È lo stesso Consorzio dell’Adda, l’ente che regola il livello del Lario, a fare una stima del «vantaggio economico che la regolazione apporta alla collettività», grazie alla cosiddetta «acqua nuova». L’acqua nuova è quella che viene erogata in più rispetto a quella naturale o, meglio, tutta quell’acqua che il Consorzio riesce a garantire anche nei periodi di siccità, proprio grazie alla riserva naturale costituita dal lago di Como. Riserva che, appare banale dirlo, più è capiente e più potenzialmente può garantire quel «vantaggio economico» di cui parla lo stesso Consorzio dell’Adda. Gli otto milioni di euro di guadagno annuo non tengono conto dei benefici per l’agricoltura, ma si riferiscono soltanto alla produzione di energia elettrica in più.La regolazione del lago produce - stando a uno studio degli scorsi anni - una media di 6.07 metri cubi al secondo di acqua in più rispetto a un eventuale andamento “naturale”, ovvero legato esclusivamente alle precipitazioni. Questa quantità d’acqua si traduce in circa 32 milioni di kWh in più ogni anno, cioè almeno 8 milioni di euro. E questo vale solo in termini di energia aggiuntiva.

Chiaramente la presenza delle paratie a Como garantirebbe la possibilità di tenere mediamente più alto il livello del lago, potendo rischiare più di frequente - in caso di piogge abbondanti - il superamento della soglia di esondazione, visto che tanto piazza Cavour resterebbe all’asciutto. 

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