«Potevamo salvare i bambini?  Me lo sono domandato  La mia risposta è no»
Il sindaco Mario Landriscina alla scuola secondaria Ugo Foscolo per la commemorazione dei quattro bambini morti nell'incendio di via per San Fermo (Foto by Andrea Butti)

«Potevamo salvare i bambini?

Me lo sono domandato

La mia risposta è no»

Strage di via Per San Fermo, parla il sindaco Mario Landriscina

l sindaco decide di parlare. A un mese dalla strage di via per San Fermo Mario Landriscina rompe il silenzio che fin qui aveva opposto alle dieci domande poste dal giornale sull’accaduto. Spiega le ragioni del riserbo e si confronta sull’operato del Comune, che aveva in carico i quattro bambini uccisi dal papà, morto suicida con loro. Parla e difende con la testa e con il cuore i Servizi sociali.

Quei quattro bambini erano stati affidati dal giudice alla città di Como. La loro fine terribile impone degli interrogativi.

La famiglia è stata seguita con attenzione. Il Comune ha garantito supporto abitativo, scolastico, extrascolastico. Il lavoro delle istituzioni è stato importante: ho visto il fascicolo, è stato dedicato tanto tempo per soddisfare necessità e garantire serenità. E l’offerta dell’apparato comunale è stata completata adeguatamente da risorse del volontariato, a cominciare da Fondazione Scalabrini, Caritas, Banco Alimentare per fare degli esempi.

Il provvedimento del Tribunale dei minori è di febbraio, a giugno gli assistenti sociali interrompono le visite nella casa di via per San Fermo. Nella lettera al nostro giornale il padre se ne era lamentato, sostenendo che i figli non avevano colpe dei dissidi fra lui e i Servizi sociali. Quante erano state le visite?

Non ho il fascicolo con me, ma le visite ci sono state. Inoltre non posso spingermi oltre misura nell’inquadramento della figura del papà. Dico che la famiglia era monitorata, aggiungo che ho voluto sentire anche i volontari e sulla chiusura delle occasioni di incontro, da parte del padre, c’è uniformità di vedute. L’assistente sociale aveva chiesto incontri, negati per dissapori peraltro molto concreti.

Tutta l’intervista la potete leggere sul quotidiano La Provincia in edicola oggi, domenica 26 novembre

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