«Svegliata di notte dalle foto dei bimbi  Adesso mi sento in colpa»
Sorridenti sul balcone di casa. Da sinistra: la piccola Saphiria, Soraya e Sophia, la più grande delle bambine

«Svegliata di notte dalle foto dei bimbi

Adesso mi sento in colpa»

La presidente della Fondazione Scalabrini

«Gli volevo bene, ma il fiammifero lo ha acceso lui»

Faycal non ha “solo” ucciso se stesso e i suoi quattro meravigliosi bambini. Prima di trasformare la sua disperazione in tragedia ha voluto caricare sulle spalle di decine di persone il macigno del senso di colpa. Ne sanno qualcosa gli occhi lucidi per le lacrime di Francesca Paini, presidente della Fondazione Scalabrini, la realtà che dal maggio 2014 ospitava la famiglia Haitot nella casa di via Per San Fermo. E che alle 2 e mezza di notte, cinque ore prima della tragedia, è stata svegliata da 16 messaggi whatsapp inviati l’uno dietro all’altro. File audio con le registrazioni di telefonate ai servizi sociali, ai giornali, al presidio per l’assistenza psichiatrica, e poi video e foto sorridenti di Saphiria, Soraya, Sophia e Siff.

«Ho passato mezz’ora, nel cuore della notte, ad ascoltare ogni singolo file per capire perché me li avesse inviati - racconta - Ma non c’era traccia di quanto ha combinato. La prima cosa che ho fatto al mattino, prima di sapere cosa fosse successo, è stata chiamare la mia collega per dirle: oggi pretendiamo di parlare con i servizi sociali».

L’intervista completa su La Provincia di lunedì 23 ottobre

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