Uno degli skinhead dell’irruzione
già condannato per tentato omicidio

Identificati quasi tutti i neofascisti dell’irruzione contro Como senza Frontiere

I poliziotti della Digos hanno identificato - e denunciato - i tredici neofascisti protagonisti dell’irruzione di martedì sera al Chiostrino Artificio nel corso della riunione di Como Senza Frontiere. L’accusa, per tutti, è di violenza privata.

Quattro degli skinheads sono stati identificati fin dalle ore successive l’irruzione dai poliziotti della Questura di Como. Gli altri sono stati denunciati dalle questure di Mantova, Brescia, Genova, Piacenza e Lodi, che dall’analisi delle immagini dell’incursione, sono riusciti a riconoscere i componenti del gruppo, tutti già noti per il loro attivismo.

Tra loro anche un giovane che nell’aprile 2012 è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione a 6 anni 2 mesi e 20 giorni di reclusione per tentato omicidio e lesioni gravi nei confronti di due ragazzi. Fatto che risale al 2009 ed è avvenuto nel Piacentino. Nel corso di una discussione l’allora 21enne aveva tirato fuori il coltello, minacciato un ragazzo, ferito al viso - sfregiandolo per sempre - un altro e infine colpito alla carotide un terzo giovane. «La discussione - ha scritto la Cassazione - era anche di natura politica, presentandosi l’imputato ed il suo amico che era con lui quali appartenenti all’area dell’estrema destra, mentre gli antagonisti appartenevano a una Cooperativa».

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