Lunedì 16 agosto 2010

Da Oxford una scossa
alla fede di sua Maestà

di Paolo Gulisano
L'ormai imminente viaggio in Gran Bretagna di Benedetto XVI non sarà una visita pastorale come tante altre: sarà un evento di portata storica, non solo per il mondo anglo-sassone.
Questo viaggio, dove non mancheranno attacchi, polemiche, vivaci dibattiti, avrà il suo culmine nella beatificazione di John Henry Newman, un professore di Oxford, un pilastro della Chiesa Anglicana, il quale nell'800 positivista e scientista che aveva cominciato a rifiutare Dio fu un segno di contraddizione che diede una forte  scossa all'Inghilterra - sia cattolica che protestante - e all'Europa tutta. Da anglicano aveva dato vita al Movimento di Oxford, teso ad approfondire la ricerca teologica, specie nel campo della Patristica, che è la teologia del tempo in cui la Chiesa era ancora una e indivisa,  e a confrontarsi con le sfide della modernità. Anticipò riflessioni teologiche ed orientamenti di pensiero che risuonarono un secolo dopo, nel Concilio Ecumenico Vaticano II, tanto da far guardare a lui come a un possibile moderno "Dottore della Chiesa"
Di fatto John Henry Newman è uno dei più grandi pensatori cristiani degli ultimi secoli, che fu protagonista di una commovente, clamorosa conversione al Cattolicesimo.
John Henry Newman, nato in Inghilterra nel 1801 e morto nel 1890, sarà quindi presto annoverato tra i beati della Chiesa Cattolica. Si tratta di un avvenimento che lascerà il segno, e non solo nella Chiesa che è in Inghilterra, ma per tutta la Cristianità. Il grande convertito dall'anglicanesimo sarà il primo beato inglese nato non cattolico dai tempi della Riforma. La sua instancabile ricerca della verità lo aveva fatto infatti approdare, quarantenne, al cattolicesimo. Un distacco, quello dall'anglicanesimo a vantaggio di Roma, che fece scalpore. Peraltro, divenuto cattolico, non mancarono a Newman altre contrarietà se non ostilità. Il suo genio teologico, la sua grande libertà con cui anteponeva il primato della coscienza ad ogni semplicistico dogmatismo suscitarono invidie e sospetti.
Anche nella stessa gerarchia non mancò chi giudicava Newman non sufficientemente "romano", non abbastanza polemico nei confronti di quell'anglicanesimo che aveva lasciato. Newman attraversò anche queste prove, sostenendo sempre che «diecimila difficoltà non fanno un dubbio, se io capisco bene la questione». L'uomo che era stato per anni protagonista della vita culturale dell'università di Oxford e dell'Inghilterra andò incontro a incomprensioni, a fallimenti, venne messo in disparte nella sua nuova chiesa, dove gli si rimproverava di non attuare abbastanza conversioni. «Per me le conversioni non erano l'opera essenziale, ma piuttosto l'edificazione dei cattolici», scrisse.
Entrato a far parte della Congregazione di San Filippo Neri, si stabilì a Birmingham, fondandovi un Oratorio. Qui il grande pensatore, l'intellettuale brillante, si trovò accanto alla miseria dei quartieri poveri della grande città industriale. Proprio qui, e a partire da qui, la Grazia di Dio che era in lui cominciò a seminare a piene mani.
Riflettendo sul misterioso disegno divino che si dispiegava nella sua vita, Newman acquisì un senso profondo e persistente del fatto che Dio lo aveva creato per rendergli un determinato servizio: «Mi ha affidato un'opera che non ha affidato a un'altra persona. Io ho la mia missione» scriveva nelle sue meditazioni.
Una considerazione tanto più vera quando prendiamo in considerazione l'influenza che egli continua a esercitare anche dopo un secolo dalla sua morte. Qual era questa sua missione? Fare da guida certa al cammino di ogni persona in ricerca della verità. Newman nacque in un'epoca travagliata non solo politicamente e militarmente, ma anche spiritualmente. Le vecchie certezze vacillavano e i credenti si trovavano di fronte alla minaccia del razionalismo da una parte e del fideismo dall'altra. Il razionalismo portò con sé il rifiuto sia dell'autorità sia della trascendenza, mentre il fideismo distolse le persone dalle sfide della storia e dai compiti terreni per generare in loro una dipendenza insana dall'autorità e dal soprannaturale. In quel mondo Newman giunse veramente a una sintesi eccezionale fra fede e ragione che per lui erano come due ali sulle quali lo spirito umano raggiunge la contemplazione della verità. Per questo è tanto caro a Benedetto XVI, il cui pontificato è contrassegnato dallo sforzo di mostrare al mondo di oggi che fede e ragione, così come fede scienza, non sono realtà contrapposte, ma complementari per il bene dell'umanità.

Paolo Gulisano, «John Henry Newman. Profilo di un cercatore di verità», Ancora, pag. 160 euro 13. Il libro verrà presentato al Meeting di Rimini il 23 agosto alle ore 15.

v.fisogni

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