Giovedì 15 gennaio 2009

La lezione di Munari
torna viva in libreria

di Laura d’Incalci

La materia e le sue infinite percezioni, forme, colori, armonie impercettibili e intense. Tutto questo può trasformarsi in gioco, in un gioco molto serio, con la regia di Beba Restelli "maestra" nel captare lo splendore che brilla in ogni frammento della materia e nel far confluire su di esso occhi incantati, magnetizzati dallo stupore, e mani pronte a toccare, trasformare, ricreare.
Beba Restelli ha seguito orme importanti, geniali e incancellabili, alla scuola di Bruno Munari, e da 25 anni ne fa rivivere il valore e l’estro animando laboratori per bambini. L’avventura proposta inizia dallo sguardo più che da concetti e parole, dall’attrattiva suscitata dall’arte che, in qualunque epoca, antica o recente, offre un bandolo percorribile, intuizioni che con naturalezza portano a scoprire anche le regole e le tecniche che rinnovano l’evento espressivo. Ospite alla libreria Ubik (oggi alle 18), Beba Restelli promette di risvegliare tanta curiosità attorno a mondi inesplorati che, pur cadendo ordinariamente sotto i sensi, raramente vengono investiti da forti cariche di fantasia e intraprendenza, dal gusto di ricerche e conquiste originali.
Il percorso collaudato proprio attraverso l’attività dei laboratori, dei quali Beba Restelli fu artefice a partire dal 1980 per la sperimentazione, la ricerca e la divulgazione del metodo Bruno Munari®, è condensato in vari libri, fra i quali "Giocare con tatto" e "Il gioco di Alfa e Beta", entrambi editi da Franco Angeli. Sarà quest’ultima pubblicazione, nelle librerie in questi giorni, ad animare l’appuntamento: «Come suggerisce il titolo si tratta di un gioco che propone una sorta di viaggio nell’affascinante mondo della parola scritta, disegnata, dipinta e costruita per avvicinare i bambini alla scrittura e al testo poetico», suggerisce la stessa autrice che in occasione della presentazione, condurrà un laboratorio sul tema delle "Scritture illeggibili in forma di libro" dedicato ai bambini dai 5 ai 9 anni.
«Si inizia con la costruzione del libro, lasciando che siano i bambini a prendere l’iniziativa, a scoprire come si fa... e imparando a farlo ad amarlo già come oggetto per poi continuare scrivendo lettere misteriose...» spiega tornando a focalizzare i fondamenti del metodo ereditato dal grande artista e designer scomparso nel 1998 a 91 anni. «Guardare con occhi diversi e lasciarsi conquistare dalla qualità dei materiali»: così definisce l’avvio di un’avventura che ha aperto varie piste di apprendimento creativo privilegiando sempre il vissuto dei bambini, senza imposizioni, proprio secondo il metodo ideato da Bruno Munari, artista vulcanico che riuscì a sprigionare dalla propria sensibilità le intuizioni vincenti per comunicarla e farla sperimentare ad altri. Una massima di Lao Tse gli scorreva nel pensiero traducendo un tratto decisivo del suo modo di insegnare: «Azione senza imposizione di sé». «Munari non perse mai lo spirito del bambino e proprio per questo ha inaugurato uno stile educativo del tutto originale», ricorda la Restelli sottolineando alcune parole chiave di un metodo basato sulla ricerca guidata attraverso il "gioco" e il "fare". «Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco»: un altro antico proverbio cinese, spesso sulle labbra del grande artista, definisce le linee portanti di un’esperienza educativa che ancora si rivela appassionante e soprattutto in grado di facilitare il percorso della conoscenza.
«Il laboratorio diventa infatti un luogo privilegiato del fare per capire, dove si fa "ginnastica mentale" e si costruisce il sapere» puntualizza lasciando affiorare acquisizioni verificate e da tempo sedimentate. Apprese alla scuola di un artista oltremodo geniale, che nel contesto lariano ha riconosciuto ispirazioni importanti: «Munari fu per me un maestro e anche un amico - ammette - mi ha aiutato a vedere di più... anche durante le passeggiate nei dintorni di Como quando veniva nella sua casa di Cardina. Ho avuto la fortuna di respirare il clima della sua famiglia, di condividere le passeggiate nei boschi, a contatto con la natura, dove nasceva la sua arte, dove iniziava l’avventura dello sguardo che si posava sui rami, sulle pigne, sui sassi...».

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