I sindaci che rifiutano lo stipendio  «È per aiutare la nostra gente»
Luigi Vener, primo cittadino di Valbrona (Foto by Archivio)

I sindaci che rifiutano lo stipendio

«È per aiutare la nostra gente»

Nava, di Proserpio: «Non pretendo nemmeno il rimborso delle spese». Vener lascia nelle casse di Valbrona 90mila euro. Bianchi a Magreglio crea un fondo apposta

Esistono anche sindaci “senza portafoglio”, primi cittadini che hanno deciso d’intraprendere l’attività amministrativa con spirito di servizio lasciando il loro stipendio nelle casse dell’ente.Con questi soldi c’è chi paga la retta dell’autobus per i ragazzini, chi ha realizzato la casetta dell’acqua, chi è intervenuto per sistemare una casa pericolante in pieno centro.

Niente viaggi, scorte, cene di lusso per i sindaci “senza portafoglio” che intendono dedicare il loro tempo alla comunità: «È stata una scelta che ho preso al momento di candidarmi, sono in pensione e mi sembrava giusto occuparmi gratuitamente del mio paese – spiega Giulio Nava primo cittadino di Proserpio paese di 912 abitanti poco sopra Erba -. Non prendo lo stipendio, i contributi, ma neppure il rimborso spese, quest’ultimo mi pesa un po’ non averlo perché poi ogni volta che ti muovi per qualche pratica devi spendere dei soldi, anche 50 euro. Però mi sembra giusto così. Come me non percepiscono nulla neppure i miei assessori».

Luigi Vener a Valbrona è al secondo mandato da sindaco, imprenditore in pensione, ha lasciato nelle casse del Comune oltre 90mila euro.

A Magreglio il sindaco Danilo Bianchi, al suo primo mandato, utilizza metà stipendio per fini istituzionali, il resto lo lascia in cassa al Comune: «Per fare quei piccoli pagamenti per cui servirebbe molta burocrazia, per le spese istituzionali ho tenuto questi 500 euro, il resto finisce in un fondo apposito».

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