Pusiano, la prof intercettata  «Per me, poteva schiattare»

Pusiano, la prof intercettata

«Per me, poteva schiattare»

I messaggi con la mamma ai domiciliari la mattina del caffè avvelenato offerto alla collega. «Diamo il via all’operazione dottor Mengele»

L’avevano chiamata «operazione dottor Mengele» la “correzione” con psicofarmaci del caffè che - lo scorso mese di dicembre - ha spedito in ospedale l’odiata prof.

Un riferimento, quello al medico criminale di guerra nazista, che i carabinieri di Erba hanno ritrovato in una conversazione whatsapp tra l’insegnante alla scuola Rosmini di Pusiano, e l’amica finita pure lei ai domiciliari con l’accusa di stalking e lesioni personali. Conversazione effettuata la mattina del 9 dicembre, nelle ore precedenti e successive il malore accusato dalla vittima - secondo la testi investigativa - dell’ira delle altre due donne.

La giornata clou di una vicenda sfociata con l’intervento di Procura e carabinieri inizia alle 8.20, con un messaggino inviato dalla prof all’amica: «Prese». A cui, un minuto dopo, fa seguito la risposta: «Ok, via con l’operazione dottor Mengele».

E la prof finita in ospedale ricorda: «Era un venerdì mattina e io ero in classe. La mia collega è arrivata con una decina di minuti di ritardo portandomi una brioche. E promettendomi, al cambio dell’ora, anche un caffè». Cosa che regolarmente avviene. «Al suono della campanella mi ha detto che sarebbe andata a prendere il caffè. Le ho ricordato che io lo prendo macchiato e senza zucchero. Dopo una decina di minuti torna, e noto che c’era la paletta di plastica, che però non viene mai erogata per i caffè amari».

Passano pochi minuti e le “benzodiazepine” sembrano proprio fare effetto. E viene chiamato il 118 . Dal cellulare della professoressa che aveva messo le gocce nel caffà parte un messaggio diretto all’amica: «È ko. Hanno fatto effetto subito». Sono le 9.37 di venerdì 9 dicembre. La risposta si fa attendere e un’ora dopo l’insegnante ora ai domiciliari con l’accusa di stalking e lesioni personali scrive: «È drogata di farmaci». La risposta arriverà mezz’ora più tardi, sottoforma di risata: «Ah ah ah». «Ben le sta, brutta (insulto ndr). Se era per me poteva schiattare in classe».

Sul giornale La Provincia di sabato 8 aprile due pagine dedicate al caso.

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