«Lupo in montagna   nuovo incubo degli allevatori»
Un esemplare di lupoo FOTO DANIELE TRAVAINI

«Lupo in montagna

nuovo incubo degli allevatori»

Val Cavargna L’allarme della Coldiretti dopo la denuncia della strage di 30 capre al pascolo sull’Alpe di Rozzo Il presidente Trezzi: «Sempre più soli »

«Anche questa notte terrò le capre chiuse nel recinto, come già avvenuto negli ultimi giorni. Non mi era mai accaduto nulla di simile dal ’94, da quando ho a che fare con le greggi. A inizio settimana le porterò in Val Rezzo, ad una quota più bassa. Dovessi lasciarle libere, il lupo e chissà cos’altro di certo tornerebbero a colpire» dice Carlo Panatti, che con la moglie Simona Maffioli gestisce l’Alpe di Rozzo, accogliente struttura di proprietà comunale sopra Cusino.

La denuncia che l’allevatore ha reso noto a “La Provincia” - «all’appello mancano almeno 30 capre. Le ha sbranate i lupo e forse in un paio di casi ci potrebbe essere di mezzo anche la lince» - ha fatto rumore.

«Ci mancavano anche i lupi. Allevatori ed agricoltori sono lasciati sempre più soli, in balia degli eventi. Siamo nel pieno di una grave emergenza, rappresentata dall’invasione - con annesso corollario di ingentissimi danni - dei cinghiali ed ora si apre un altro fronte, quello del lupo. Qui non servono i massimi sistemi, ma proposte e interventi concreti - tuona Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como-Lecco - Un allevatore che perde 30 capre non è una notizia che deve passare sotto traccia. Per la sua azienda rappresenta un danno importante, i cui effetti si sentiranno purtroppo nel tempo. Ho massimo rispetto della fauna selvatica. Ciò non significa però che per tutelare alcune specie, allevamenti e attività agricole debbano subite continue perdite di capi e danni».

I dettagli su La Provincia in edicola domenica 20 agosto

© RIPRODUZIONE RISERVATA