Morti Saronno, la Procura:  «Arrestate anche il primario»
L’ingresso del Pronto soccorso dell’Ospedale di Saronno, presidiato da cronisti e reporter

Morti Saronno, la Procura:
«Arrestate anche il primario»

L’accusa ha presentato ricorso contro i mancati arresti domiciliari chiesti per il capo del dottor Cazzaniga

«Leonardo Cazzaniga ha avuto solo lettere di encomio. Non c’è dubbio che le sue scelte terapeutiche non siano mosse dalla induzione della morte del malato. Dopo attenta analisi non ritengo vi siano deviazione dei comportamenti tale da compromettere l’etica e la deontologia professionale».

A rileggerle con il senno del poi, le parole messe nero su bianco dal primario del medico di Rovellasca accusato di aver dato la morte ad almeno quattro pazienti passati dal pronto soccorso dell’ospedale di Saronno, si potrebbe concludere che l’omicidio volontario sia deontologicamente accettabile. La Procura di Saronno ha presentato appello contro la decisione del giudice delle indagini preliminari di non concedere gli arresti domiciliari per Nicola Scoppetta, il numero uno del pronto soccorso dove lavoravano Cazzaniga e l’amante Laura Taroni, pure lei finita in carcere ma perché accusata non di aver ucciso dei pazienti, bensì - almeno a leggere le conclusioni della Procura - di aver quasi sterminato la famiglia (causando la morte di marito, madre e suocero, ma le manette sono scattate “solo” per l’omicidio del consorte).

Scoppetta è indagato a piede libero per omessa denuncia e favoreggiamento. Oltre alle presunte responsabilità nella commissione d’inchiesta interna che aveva concluso per la correttezza nell’operato del dottor Cazzaniga (conclusioni duramente criticate dai consulenti nominati dalla Procura) secondo l’accusa il primario avrebbe anche fatto pressioni sul personale, soprattutto sugli infermieri, affinché parlasse «con intelligenza» con i carabinieri che indagavano sui decessi.

Secondo il procuratore capo Gianluigi Fontana e il pm Maria Cristina Ria con Scoppetta in libertà sarebbe concreto il pericolo di inquinamento delle prove in una fase dell’inchiesta tutt’altro che chiusa.

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