Cartucce abbandonate. La difesa dei cacciatori: «Non siamo noi a usarle»

La polemica La risposta del presidente di Federcaccia dopo la segnalazione di un escursionista sul San Primo. «Purtroppo molte persone hanno dei pregiudizi»

La denuncia della presenza di cartucce da caccia esplose in grande quantità a pochi metri da un cartello in cui si vieta la caccia sul San Primo apparsa ieri in queste pagine ha ovviamente riaperto il dibattito. Ma lascia molti dubbi ai cacciatori.

La vicenda, per l’appunto, è stata raccontata ieri su queste colonne. Un escursionista della Provincia di Lecco, Giovanni Galimberti, in cammino nei boschi sotto il San Primo ha registrato un video nel quale documenta il ritrovamento di una decina di cartucce con altre lasciate sul terreno e dopo pochi passi la presenza del cartello di divieto di caccia.

L’accusa

Spiegava Galimberti: «Giovedì scorso sono andato a funghi nella zona all’incirca corrispondente alla Capanna Martina, poco sopra la strada sterrata, più in basso rispetto al rifugio e mi sono imbattuto in un gran numero di cartucce  di fucile esplose, mi sono stupito perché a pochi metri era presente un cartello ben in vista di divieto di caccia. Ho quindi raccolto le cartucce e le ho smaltite una volta raggiunta la mia abitazione nel Lecchese, a parte i resti di una probabile battuta di caccia c’erano anche parecchie bottiglie di vetro e altri rifiuti lasciati sul posto. Inutile dire che sono dispiaciuto, anche perché le cartucce che ho raccolto sono solo una parte di quelle presenti, penso in un breve tratto ve ne fossero una ventina».

Risponde Mauro Navio, presidente di Federcaccia Como su quanto registrato in territorio di Bellagio: «Si tratta di una segnalazione che, se ben esaminata, ha tratti molto ambigui, come spesso purtroppo capita in materia di caccia, parlando della quale si mischia incompetenza tecnica con prevenzione ideologica. In primo luogo non è chiaro se i bossoli, stranamente ravvicinati, siano stati reperiti in luogo di divieto o, eventualmente, nelle adiacenze ma in zona di libero esercizio dell’attività venatoria».

E ancora: «Ciò detto, l’eventuale presenza di qualche bossolo in loco - sembrano peraltro datati a differenza di quanto sostiene l’escursionista - non autorizza alcuna illazione sul fatto che siano stati esplosi colpi in loco, né è dato sapere quando né da chi».

La difesa

Prosegue ancora il presidente dei cacciatori Mauro Navio: «La non obiettività della segnalazione è acuita dal fatto che la persona segnala la presenza di un capriolo nei pressi deducendone in maniera del tutto arbitraria che qualcuno avrebbe usato tali bossoli, propri di un’arma a canna liscia ed adatti all’avifauna o alla lepre, contro un ungulato (in realtà l’escursionista lecchese dice: «I cacciatori sfruttano questa ampia visuale per prendere di mira gli animali» ndr). Da ultimo, in ordine alla presenza di rifiuti, ricordo che molti sentieri montani nella nostra zona sono praticabili e puliti solo grazie alle centinaia di ore di lavoro volontario e gratuito dei cacciatori». L’eterno dibattito, in buona sostanza, tra la presenza dei cacciatori e degli escursionisti. Due mondi che, talvolta, vengono in conflitto.

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