Il treno si ferma, non resta che il taxi: da Canzo a Milano in quasi sei ore

Testimonianza Un guasto a Inverigo, il fine corsa a Seveso, e l’abbandono a Paderno Dugnano. La denuncia di un gitante in Vallassina attraverso il blog: «Nessun aiuto per il rientro a casa»

Parte in treno alle 16,30 e arriva in taxi alle 22.

Questa è la dura vita di un viaggiatore salito alle 16,30 del giorno di Sant’Ambrogio sul treno regionale Asso-Milano è sceso dallo stesso treno dopo le 20 di sera abbandonato nel nulla a pochi passi dalla stazione di Paderno Dugnano senza avere la possibilità in pratica di tornare verso casa: a casa è arrivato alle 22 in taxi quasi sei ore dopo la partenza.

Il racconto di un otto dicembre particolare, che per i pendolari sembra tanto la normalità, è un pezzo di vita vissuta di Xavier Vigorelli che lo ha scritto sul suo blog: “Il treno della domenica”, in questo caso si tratta di un giovedì festivo ma fa decisamente poca differenza.

Amara ironia

Vigorelli abita a Milano ma ama particolarmente il Triangolo Lariano e spesso si reca in queste zone.

Il racconto della giornata dell’8 dicembre il pendolare milanese l’ha intitolato con amara ironia “Pendolare 610”, sei uno zero inteso come valutazione dell’importanza dei pendolari per l’azienda di trasporto.

«Il treno regionale a Sant’Ambrogio è partito puntuale da Canzo alle 16,35, pieno ma pulito e riscaldato. Il primo problema è stato rilevato a Inverigo dove hanno annunciato un guasto alla linea aerea, tra i passeggeri la speranza era di un ritardo comunque breve. Dopo mezz’ora il treno è ripartito da Inverigo e alla stazione di Seveso un nuovo annuncio: “Il treno finisce la sua corsa, si prega di scendere”. Sul binario di fronte il treno suburbano S4 e una ferroviera invita a salire al caldo in attesa di aggiornamenti. Il treno dopo un’altra attesa riparte ma dopo pochi minuti si arresta. Sembra uno scherzo ma non lo è, dopo ancora un breve periodo il treno riparte a passo d’uomo. Verso le 19 si ferma nel nulla cento metri prima della stazione di Paderno».

Vietato scendere

Qui i pendolari resteranno per circa un’ora: «Passa mezz’ora e nessun annuncio, passa un altro quarto d’ora e ancora niente fino a quando il microfono ricorda che è proibito scendere dal treno fuori dalle stazioni. Alcuni pendolari sono venuti a farsi prendere con l’auto e aprono la porta di emergenza – spiega Vigorelli - Poco prima delle 20 si risente la voce dell’interfono che annuncia: “Stanno arrivando i soccorsi”. Molto tranquillizzante, ci si chiede cosa c’è: un incendio? un’esplosione? una fuga di gas? La voce poi chiede se a bordo ci sia un agente di pubblica sicurezza, altra preoccupazione. Ma il pendolare navigato non si scompone, questa è la normalità. Alle 20 le sirene dei pompieri e viene aperta una porta in fondo, una folla di qualche centinaio di persone si muove sul pietrisco della massicciata al buio fino alla stazione di Paderno. Una donna in preda ad allucinazioni vede un pullman che ci aspetta: non sarà vero».

Controllore e controllato

Poche le notizie arrivate: «Ancora non sappiamo nulla, il tabellone riporta solo che il treno ha 115 minuti di ritardo. Sul marciapiede di Paderno qualcuno inizia a chiamare un taxi, il mio è arrivato alle 20,40. Nessuna comunicazione, nessun intervento per riportare i clienti a Milano; un’altra normale giornata del pendolare di Trenord. Ma se si va a leggere il contratto di servizio tra Regione Lombardia e Trenord il passeggero deve sapere il luogo, la tratta e la durata della variazione accidentale, il motivo, le modalità operative di gestione e di risoluzione».

«Certo poi vengono pagate le penali da Trenord a Regione Lombardia l’ente che detiene il 57% di Ferrovie Nord Milano e quindi socia anche di Trenord: il controllore coincide con il controllato» conclude con amarezza Vigorelli.

© RIPRODUZIONE RISERVATA