Accuse e sospetti per i canguri dell’isola: «Diteci se sono vivi e stanno bene»

Pusiano Gavazzi chiede rassicurazioni sulle condizioni dei wallaby: «Nessuna risposta». «La struttura di Grosseto è molto criticata». Il veterinario: «Accuse gratuite senza capo né coda»

«I wallaby sono ancora vivi? Nessuno lo sa».

I wallaby, i canguri nani, hanno lasciato il paese dall’ottobre scorso, ma la polemica attorno a questi animali non si placa.

Come si ricorderà ad ottobre i carabinieri forestali con l’ausilio dei vigili del fuoco e di alcuni tecnici hanno catturato - su disposizione della magistratura - i wallaby presenti da oltre trent’anni sull’Isola dei Cipressi per trasferirli in un parco in provincia di Grosseto.

Gli animali erano diventati uno dei simboli e un’attrazione di Pusiano . La decisione di spostarli è stata decisa a seguito di confisca perché questi piccoli canguri in Italia sono in una lista di animali pericolosi.

La gestione

Ora il proprietario Gerolamo Gavazzi ha scritto al corpo forestale e ai carabinieri muovendo anche delle accuse nei confronti dell’attuale gestione di questi animali, chiedendo principalmente le condizioni dei wallaby e per sapere se sono vivi: «Preghiamo di poterci rassicurare che tuttora i 13 wallaby prelevati dall’isola dei Cipressi sono vivi e sani e che sono adeguatamente nutriti, che vivono in spazi superiori ai due ettari com’erano abituati sull’isola e infine che sono immuni da rischi di predatori. Abbiamo chiesto informazioni da oltre un mese senza avere risposte».

Gavazzi scrive quindi al nucleo Cites (organo che tutela le specie di fauna e flora protette dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione di Washington) dei carabinieri.

Preoccupazione

«La Fondazione Gerolamo Gavazzi è sollecitata continuamente da sindaci, popolazione dei Comuni che si affacciano sul lago di Pusiano, enti ed associazioni culturali, giornalisti per conoscere il destino di questi innocui animali. La vicenda ha avuto molta risonanza mediatica, per saperne qualcosa e per dare risposte ci siamo permessi di fare qualche indagine – spiega Gavazzi – Quanto scoperto ha però suscitato molta preoccupazione. Nell’ambiente dei grandi e seri commercianti di animali vivi, di responsabili di parchi e zoo e di operatori del settore, la struttura che fa capo Marco Aloisi a Semprioniano (Grosseto) è molto criticata e discussa per la esagerata moria di animali che si verifica in quel luogo. Ci è stato riferito anche un aneddoto sorprendente in senso negativo, abbiamo allora inviato conoscenti a verificare, non hanno potuto entrare perché è negata ogni visita. Alcuni abitanti della zona confermano in parte i sospetti». Gavazzi ricorda le splendide condizioni in cui vivevano i wallaby sull’Isola: «La zona in cui si trovano ora è esclusivamente boschiva, priva quindi di prati verdi di cui i wallaby si nutrono. Non solo, quella parte di Appennini è infestata dai lupi e quindi la vita è dura per innocui erbivori come i wallaby».

A Semproniano in provincia di Grosseto abbiamo sentito il veterinario che si occupa degli animali, Marco Aloisi. Il parco, in realtà chiamato santuario, e quello di Animanatura: «Gli animali sono proprietà del ministero dell’Ambiente perché confiscati e le aree del parco non sono aperte al pubblico. Qualsiasi richiesta o accusa me la scrivano ufficialmente e io rispondo. Non rispondo a richieste che non hanno né capo né coda. Ripeto i wallaby sono del ministero dell’Ambiente, non posso rispondere a queste accuse assolutamente gratuite».

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