Violenza sulle donne, all’ospedale di Erba già quindici casi quest’anno

La denuncia Quaranta i casi avvenuti nel 2022 e quarantadue l’anno prima. Il primario di Ginecologia, Nicoletta Iedà: «Qui le aiutiamo». L’assessore Anna Proserpio: «Attivato lo sportello»

Nei primi cinque mesi dell’anno in corso, 15 donne si sono rivolte al pronto soccorso dell’ospedale di Erba dichiarando di aver subito violenza di genere e in due casi si è trattato di violenza sessuale; nel 2022 sono state complessivamente 40, l’anno prima 42. I dati resi noti ieri dal Fatebenefratelli certificano quanto la violenza contro le donne sia diffusa anche sul territorio erbese.

Delle 15 pazienti che tra gennaio e maggio 2023 sono passate dal triage, 6 sono state ricoverate in reparto per poter poi lavorare con la rete territoriale e costruire progetti personalizzati di tutela; rispetto ai casi degli anni precedenti, tutte presentavano un quadro di maggior gravità. Sono passate da un ricovero protetto anche 12 delle 40 donne accolte nel 2022 e 15 delle 42 che si sono presentate al pronto soccorso nel 2021.

Sofferenza e rabbia

Nicoletta Iedà, primario di ginecologia al Fatebenefratelli, racconta il ruolo giocato dai medici erbesi. «Di fronte a una donna vittima di violenza che si presenta in ospedale - dice - la prima cosa da fare è legittimare la sua sofferenza, permettendole di dare voce al dolore, alla rabbia, all’umiliazione. È importante far capire che ci sono persone che possono e vogliono aiutarla».

Il ruolo dell’ospedale, prosegue Iedà, «è quello di accogliere, valutare le lesioni subite, denunciare all’autorità giudiziaria e accompagnare la vittima nel reparto di ostetricia e ginecologia che si occupa dell’accudimento nelle prime 24 ore, in attesa che l’assistente sociale trovi una collocazione protetta per la donna».Per il colloquio medico viene utilizzata una scheda di rilevazione della violenza. «Questa permette di valutare l’entità del rischio in cui si trova la donna e raccogliere informazioni per rilevare la presenza di lesioni fisiche e traumi psicologici. È fondamentale identificare l’autore della violenza così da poter schedare l’aggressore».

Se la prognosi è superiore a 21 giorni, gli operatori del pronto soccorso trasmettono la scheda di rilevazione e il verbale all’autorità giudiziaria, indipendentemente dalla volontà della donna. Se invece la prognosi è inferiore ai 20 giorni, scheda e verbale potranno essere inviati solo con il consenso della vittima.

Il tema coinvolge anche le struttura comunale. «Il sindaco Veronica Airoldi - ricorda l’assessore ai servizi sociali Anna Proserpio - ha attivato uno sportello di tutela contro la violenza sulle donne, frutto di una convenzione tra il Comune e la Fondazione don Caccia che gestisce il consultorio. L’esperienza ovviamente continua, lo sportello - che mette a disposizione uno psicologo e un avvocato - funziona ed è utilizzato, si accede a seguito di una valutazione dei servizi sociali. Di questi tempi, con le notizie che si leggono sui giornali, è sempre più importante e attuale».

In occasione dell’8 marzo, l’amministrazione comunale aveva organizzato diversi eventi. «Stiamo già pensando a qualcosa per novembre. Ci sono poi diverse associazioni che si occupano da anni della violenza contro le donne, o che si stanno attrezzando sempre più per affrontare questo dramma».

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