Moraschini: «Dobbiamo ancora
capire bene chi siamo. I conti solo alla fine»

Intervista con l’esterno della S.Bernardo Cinelandia. «Questa Cantù è un cantiere in costruzione. Vedrete, le cose miglioreranno»

Riccardo Moraschini, due mesi (e due sconfitte consecutive) dopo la firma con Cantù. Il giocatore - 33 anni da compiere lunedì prossimo -, su cui coach Cagnardi e la società fanno un grande affidamento, racconta il momento suo e quello di Cantù. E se è opinione generale che la S.Bernardo Cinelandia “non sia questa”, anche il giocatore ex Reyer Venezia si allinea al pensiero comune. E su un punto è ben chiaro: «I conti si fanno solo alla fine».

Due sconfitte consecutive per Cantù, come sono maturate?

Sono state due sconfitte diverse. Contro Trapani abbiamo inseguito tutta la partita, li abbiamo anche ripresi ma onestamente loro sono stati più continui. Hanno dimostrato di essere la migliore del girone come livello e per organizzazione nei 4o’. Noi poi non abbiamo tirato bene, ma la prestazione è stata più solida rispetto a quella contro l’Urania.

Contro Milano invece cos’è successo?

È stata decisa dagli episodi, noi abbiamo pagato gli alti e i bassi: questa, a mio giudizio, è una caratteristica che va eliminata in fretta, perché può condizionare il campionato o una serie playoff. In generale, nell’ultima sfida abbiamo concesso troppo.

E ora c’è la sfida contro Torino, squadra imbattuta in casa. Quanto è importante questa partita?

Conta per la classifica, ma voglio ragionare ad ampio raggio. È importante perché arriva dopo due sconfitte casalinghe contro due ottime squadre. Il calendario ci offre la possibilità di riaffrontarne subito un’altra forte e per me è un’opportunità: è l’avversaria perfetta per noi in questo preciso momento. Siamo in calo, concentrazione e voglia di ritornare a vincere devono venire a galla in maniera prepotente.

Torino è ben più di un esame.

Sì, ne sono convinto. Un’avversaria così permette di capire se abbiamo quella forza mentale che, finora, si è vista solo a sprazzi, e ci può far capire chi siamo ora.

Ma qual è il vero problema di Cantù? I rimbalzi, la difesa, le assenze o c’è dell’altro?

Non mi focalizzerei troppo sulle statistiche: per esempio contro Trapani abbiamo pareggiato i rimbalzi, ma abbiamo tirato male. Penso solo che dobbiamo ancora capire bene chi siamo. Io sono qua da quasi due mesi e la squadra non è mai stata una volta al completo. Dobbiamo capire chi siamo e cosa possiamo fare insieme. Questo poi si riflette sulle partite: vediamo sprazzi di grande talento, poi paghiamo le disattenzioni. Una squadra consapevole si accorge anche delle sottigliezze e noi questa capacità non ce l’abbiamo ancora.

C’è da preoccuparsi?

Siamo un cantiere in costruzione. Quest’anno sono capitate tante cose a questa squadra, anche quando non c’ero, a partire dal cambio di allenatore. Ci sono infortunati che stanno recuperando e ci sono situazioni da risolvere. La verità è che in A2, se non sei al 100%, rischi di perdere ovunque. Le cose miglioreranno.

Cinque sconfitte sono un dato pesante, il peggiore degli ultimi anni in A2: ci pensate?

Il dato può essere “pesante” in termini assoluti. Ma l’anno scorso Cantù, pur perdendo pochissime partite, venne sconfitta in Coppa Italia e in semifinale playoff in gara 5 nei momenti clou.

Che valore dare quindi alle sconfitte?

Bisogna dar loro il giusto peso. Posto che perdere non fa mai piacere, le sconfitte in questa fase del campionato possono solo fare crescere la squadra, facendole fare quello scatto che aiuta a tornare a vincere. Le vedo sempre come un momento di crescita e maturazione.

Però si sarà accorto che a Cantù, la delusione per una sconfitta spesso è superiore alla gioia per una vittoria, specialmente dopo le amarezze degli ultimi anni…

Io leggo poco e guardo poco. Credo che l’importante sia restare concentrati al massimo su noi stessi: i conti si fanno alla fine, mai prima. Se si vince, le partite perse ora se le dimenticheranno tutti, giustamente.

A lei è successo in carriera?

Sì, ed è vero anche il contrario. All’Olimpia siamo arrivati alle Final Four di Eurolega, dominando in campionato, ma tutti si ricordano del 4-0 subìto in finale scudetto contro la Virtus Bologna. Questo per dire che ogni partita conta, ma malumori o gioie vanno manifestati solo alla fine, mai in corso d’opera.

E come sta Moraschini dopo due mesi di allenamenti e partite?

Sto bene fisicamente, ma so anche di non aver giocato sempre al mio livello: di questo sono dispiaciuto. Mi serve tanto lavoro in palestra e mi serve giocare, ma sono sereno. Non mi manca nulla per fare bene. C’è ancora margine per migliorare e arrivare dove voglio.

Ha pensato che scendere in A2 fosse semplice?

Non l’ho mai creduto, perché nello sport di facile non c’è nulla.

È sempre soddisfatto di aver scelto Cantù?

Sì, perché è una sfida. Non è stata una decisione semplice dopo anni ad alto livello: è più difficile che facile da accettare. Mai io amo le sfide stimolanti, per provare a vincere: non ho mai pensato che la A2 fosse una passeggiata. E sono a Cantù con piena consapevolezza della categoria e del campionato particolare che stiamo affrontando.

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