Botte come nel film “C’è ancora domani”. La vicina sente le urla e chiama i soccorsi

Cantù I carabinieri arrestano un canturino di 39 anni con l’accusa di maltrattamenti e lesioni. Intervento in pieno centro. Gli inquirenti trovano i selfie che la donna si faceva dopo le violenze

Quando, sei giorni prima di Natale, la vicina di casa ha sentito quelle urla provenire dall’abitazione all’interno del suo stesso palazzo, deve aver pensato che ora era decisamente troppo. Ha preso il telefono, composto il 112 e chiesto l’intervento dei carabinieri. Che, alla porta, sono stati accolti da una donna esile, fragile anche e soprattutto psicologicamente, con il volto tumefatto e sanguinante. Lo stesso volto, pieno di lividi e tagli, che compare anche in numerosi selfie che la donna ha salvato sul proprio telefono cellulare. Ma che non ha voluto consegnare ai carabinieri.

Violenze settimanali

Sembra quasi ripercorrere il canovaccio di violenze domestiche messo su pellicola da Paola Cortellesi in “C’è ancora domani” la storia dell’ultimo anno e mezzo di vita di una donna, picchiata selvaggiamente dal convivente, un 39enne nato e cresciuto a Cantù (di cui non facciamo il nome esclusivamente a tutela dell’identità della vittima) arrestato dai carabinieri con l’accusa di maltrattamenti in famiglia aggravati e lesioni personali.

Non è stato facile per i carabinieri della stazione di Cantù ricostruire una vicenda di straordinaria violenza famigliare. Una ricostruzione il cui primo fermo immagine risale al 19 dicembre quando, in un appartamento in pieno centro città, i carabinieri intervengono su segnalazione di una residente. Si scopre che l’uomo che in quella casa vive, rientrato ubriaco, ha iniziato a colpire a schiaffi a volto la sua convivente. La quale è fuggita chiedendo rifugio dal suocero. Ritornata a casa, però, è stata nuovamente “accolta” da sberle, morsi e pure da un tentativo di strangolamento.

Al carabiniere intervenuto, la donna ha mostrato diverse foto del suo cellulare contenenti immagini di violenza: lei, dopo ogni aggressione, si faceva i selfie delle conseguenze di quelle aggressioni. Ma alla richiesta di consegnare quelle foto, la donna ha risposto di no: «Se lo arrestate, poi quando esce è peggio».

Paura e sensi di colpa

Ma non è stata solo la paura a spingere la vittima a non parlare e a costringere alla Procura di intervenire d’ufficio. Parlando con i carabinieri, la donna ha anche cercato di giustificare quel compagno così violento: è colpa del fatto che beve troppo... o, addirittura: «È anche colpa mia». L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Antonia Pavan, ha portato alla luce come - questo almeno è il sospetto della Procura - quell’uomo tutte le settimane, addirittura più volte la settimana, colpiva la convivente schiaffi, a pugni. Una volta, il 10 gennaio di quest’anno, lei è dovuta anche ricorrere al pronto soccorso per una sospetta lesione al timpano dell’orecchio.

Il giudice non ha avuto dubbi: carcere. Il 39enne canturino è stato ammanettato e portato al Bassone. Dove potrà difendersi nell’interrogatorio davanti al gip.

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